Il Mondiale dell’abbonato Matteo – Spagna campione, ma che brutta finale!

Decisiva per la Roja la rete di Ferran Torres al primo minuto del secondo tempo supplementare. Argentina mai pericolosa e in dieci per l'intero extratime

Brutta cosa conquistarsi una finale mondiale con pieno merito e poi in pratica rinunciare a giocarla. Non perché l’abbonato Matteo sostenesse la causa dell’Argentina, ma perché si augurava a buon titolo di assistere ad uno spettacolo degno di una partita che si gioca ogni quattro anni, che rappresenta pur sempre l’apice di un torneo pronto a risvegliare l’interesse di milioni di appassionati. La Spagna è campione del mondo per la seconda volta nella sua storia e per quanto l’assegnazione della Coppa sia avvenuta al termine dei tempi supplementari, la superiorità iberica è parsa piuttosto netta. Non tutte le ciambelle riescono col buco, ma stride in ogni caso il confronto con la spettacolare Argentina-Francia di quattro anni fa a Doha. Oggi gode invece la selezione delle Furie Rosse, che cinque settimane fa avevano iniziato in sordina pareggiando 0-0 con Capo Verde, poi estromesso con fatica dalla finalista Argentina.

Decisiva la rete di Ferran Torres al primo minuto del secondo tempo supplementare, quando l’Argentina era in dieci dagli sgoccioli del tempo regolare per l’espulsione di Enzo Fernández, cacciato per doppio cartellino giallo. Prima frazione di gioco col freno a mano tirato, l’unico che si mette in mostra è il Dibu Martinez. Prima su Yamal, poi su Oyarzabal, mentre nel finale Cucurella fallisce il bersaglio di poco. Nella preoccupazione di contenere l’Argentina va talvolta oltre le righe: MacAllister è perdonato, non Lisandro Martinez che però poco dopo s’infortuna ed è costretto a lasciare il posto a Otamendi.

L’abbonato Matteo, qualche settimana fa, aveva preannunciato un halftime di mezz’ora e si è sbagliato di poco. Dopo il pippone di Tom Cruise prima del fischio d’inizio, ora abbiamo tollerato le esibizioni di Madonna (accompagnata dai body guard Ronaldinho e Ronaldo il Fenomeno), dei Bts, di Justin Bieber e naturalmente di Shakira, più sculettante che mai. Esauritosi lo show, per così dire, torna la paura di prendere il gol. Soprattutto da parte dell’Argentina, che cambia qualcosa e paradossalmente peggiora le cose: pessimo l’impatto di Paredes. Sul fronte della Roja tutto ruota intorno a Rodri, mentre Yamal è protagonista mancato, come Messi, dopotutto.

Se l’Albiceleste delude, la Spagna non incanta. Tra cambi di uomini e di modulo ci si trascina agli ultimi minuti, con Fernández che prende due ammonizioni sanguinose. La Spagna inserisce il match winner Ferran Torres e l’assistman Nico Williams. Il gol mondiale arriva grazie ai due, appena ripreso il gioco del secondo tempo supplementare. La partita allora si apre e arriva pure il raddoppio dello stesso Torres, viziato però dal solito insopportabile fuorigioco millimetrico. Quello per cui quella banda sempre presente guarda la partita in quel camerino. Ci prova Messi e poi all’ultimissima chiamata anche Simone jr., quello un po’ più forte di quanto è stato recapitato nel campionato italiano. Lautaro Martinez, match winner della semifinale con gli inglesi, resta invece a far da spettatore, in modo inspiegabile. Fischio finale con gazzarra tollerabile per i nostri gusti e coppa levata al cielo. Distribuzione di riconoscimenti – tutti alla Spagna del guru De la Fuente, compresa la mano fallica che quattro anni fa aveva stimolato la fantasia del Dibu – e festa anche per Donald Trump, il burattinaio del carrozzone, oscurato da un vetro durante lo svolgimento della finale. Per quanto ne pensa Matteo, è stato un torneo spettacolare per ciò che I campioni hanno espresso in campo. Tutto quanto vi ha ruotato intorno non è stato sempre apprezzabile ma possiamo soprassedere. E sopravvivere. Anche alle rivoluzioni del calcio.

 

Redazione

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