Un buon punto. Ottenuto su un campo non facile, contro una squadra come il Cesena che gode di un ottimo momento di forma, e che gioca un calcio piacevole e spiccatamente offensivo. Strappare un pareggio al Manuzzi è già un buon risultato di per sè. Lo è naturalmente ancora di più, molto di più, alla luce della diversa modalità con cui le due formazioni si sono avvicinate al match di campionato. Ovvero, con un’intera settimana a disposizione per prepararlo, i bianconeri romagnoli. Con il fardello delle fatiche fisiche e mentali del turno infrasettimanale di Coppa Italia, i biancorossi virgiliani. Tutto questo è emerso soprattutto nell’ultimo quarto di partita, quando il forcing cesenate si è fatto impetuoso e il Mantova non è più riuscito a ripartire. Tanto che negli ultimissimi minuti e nel recupero, l’impressione dagli spalti è che il gol del ribaltone a favore dei romagnoli fosse nell’aria. Per fortuna non è successo e la truppa di Modesto mantiene l’imbattibilità nel torneo, preziosa, che rispecchia il valore visto sul campo in questi primi incontri.
In vetrina, ancora una volta, una perla di Ruocco, per il quale ormai si sono esauriti gli aggettivi. E un plauso a come la squadra, pur in sofferenza, ha letto bene i momenti della partita, soffrendo quando c’era da soffrire, stringendo i denti e portando a casa il risultato. Vero che Bragantini si era divorato in precedenza una clamorosa occasione per il vantaggio. Vero che Gliozzi nel primo scorcio di seconda frazione avrebbe potuto sfruttare meglio una palla buona capitatagli sui piedi. Però obiettivamente se c’è una squadra che ai punti può recriminare qualcosa è quella di Diamanti, allenatore esordiente che si sta facendo apprezzare per una proposta di gioco interessante. Ora due match in casa, ma contro avversarie di blasone, e nel caso del Pisa anche davvero ben attrezzate per il salto di categoria: faranno capire meglio verso che tipo di campionato si indirizza la stagione del Mantova.
Nota finale, di demerito per la Lega di B (ma anche quella di A): il Manuzzi era un forno a cielo aperto, calendarizzare le partite alle 15 di un inizio settembre torrido è follia, sia per i giocatori (vedi lo spavento vissuto a Castellammare di Stabia per il colpo di calore di Bozinhov), sia per i tifosi costretti a una sauna assurda. Veramente non era possibile concordare con le tv uno spostamento degli orari per evidenti ragioni climatiche?
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