Un derby senza tifosi ospiti non è un derby. Il divieto di trasferta iniquo e ingiusto (quali precedenti se da 19 anni le due squadre non si incontravano?) ha privato la sfida del Martelli del sale dato dal confronto sugli spalti. Senza il quale questo genere di sfide vissuto allo stadio non è più la stessa cosa, perde l’atmosfera elettrizzante che di solito la caratterizza.
Il campo ha detto (meglio, ha confermato) che il Mantova è una buona squadra, e può aspirare a raggiungere la zona playoff. Tenere testa a una squadra forte come il Verona non era scontato. I ragazzi di Modesto pur con fatica ci sono riusciti. Sul piano dell’agonismo e dei duelli se la sono giocata alla pari. Poi certo, va detto che i gialloblù hanno avuto le occasioni da gol migliori (Bardi ha compiuto almeno un paio di interventi importanti) e ai punti avrebbero meritato qualcosina di più. Anche i biancorossi hanno costruito situazioni potenzialmente pericolose, ma senza mai riuscire a pungere in fase di finalizzazione.
Certo va detto che la brillantezza del gioco sciorinato nelle prime partite in questo momento non c’è. Ma in un torneo lungo e faticoso come quello cadetto, avere degli alti e bassi è la normalità per tutti. Sicuramente va registrato qualcosa in fase offensiva: il terzo incontro casalingo consecutivo senza segnare, seppure contro squadre top di categoria dalle difese molto attrezzate, indica che l’attacco si è inceppato. Inoltre appare chiaro che alcuni dei titolari (Kouda e Benaïssa su tutti) sono in debito d’ossigeno e non brillano come qualche settimana fa. La sosta cade nel momento giusto per permettere di tirare il fiato e di mettere a punto qualche meccanismo, e di trovare qualche variante al gioco offensivo. Ora che il “magic moment” di Ruocco, come è normale che sia, è momentaneamente in pausa, da Vlahović, Gliozzi e Spinaccè ci si aspetta qualcosa di più.
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