«Sono contento per i ragazzi, perché credono in quello che fanno. All’inizio non eravamo contratti o impauriti, ma sicuramente le loro pressioni ci hanno condizionato. Affrontavamo una squadra molto preparata, sia dal punto di vista fisico sia tecnico, con giocatori di livello. Basta guardare la formazione: al netto di qualche cambiamento, parliamo di una squadra con elementi che hanno giocato in Serie A. Dopo i primi 15-20 minuti, però, abbiamo cominciato a crescere e a fare le cose giuste. Abbiamo avuto alcune situazioni nelle quali potevamo fare meglio: penso alla palla di Benaïssa per Vlahovic, che ha attraversato tutta l’area di rigore, oppure all’occasione di Bragantini, che si è trovato a tu per tu con il portiere senza riuscire a calciare. Nel secondo tempo abbiamo avuto ancora più spinta e interpretato molto bene la gara, giocando sui duelli contro avversari di grande spessore. Ci è mancato qualcosa nell’ultimo passaggio, ma questi ragazzi non mollano mai. Anche dopo i primi venti minuti, quando qualcuno poteva aspettarsi un nostro calo mentale, la squadra ha continuato a crescere. È questo che mi è piaciuto di più: hanno continuato a giocare fino alla fine, difendendo con la giusta cattiveria».
Oggi si è fatto sentire parecchio dalla panchina. Qual è stata la situazione che l’ha fatta arrabbiare maggiormente?
«Una delle tante situazioni, ma soprattutto il fallo al limite dell’area. Quello mi ha fatto arrabbiare di più, perché secondo me era una situazione che non ci stava. Eravamo a ridosso della nostra area e concedere una punizione a una squadra che ha battitori importanti può diventare pericoloso. Su Benaïssa, invece, dico che ha potenzialità incredibili e deve sfruttare ancora di più le sue qualità. Anche oggi ha fatto una grandissima partita, ma da lui mi aspetto sempre qualcosa in più».
Il Mantova è cresciuto molto negli ultimi minuti del primo tempo, ma nella ripresa è rientrato in campo con un piglio decisamente diverso. Ha detto qualcosa di particolare ai suoi nell’intervallo?
«Non mi arrabbio mai durante l’intervallo. Dico semplicemente ai ragazzi quello che può succedere e cerco di sistemare gli aspetti tecnico-tattici. Nel secondo tempo abbiamo trovato subito la superiorità, coinvolgendo maggiormente i trequartisti e Ruocco, riuscendo così ad attaccarli con più efficacia. Loro giocano spesso uomo contro uomo e questo atteggiamento richiede un grande dispendio di energie. Con il passare dei minuti abbiamo trovato più spazi, siamo riusciti a ripartire meglio e a essere più puliti nelle giocate tecniche. Abbiamo gestito maggiormente il possesso, prestando attenzione soprattutto alle ripartenze dei loro tre attaccanti. Siamo stati bravi. È stata una partita intensa e combattuta, ma non ho fatto discorsi particolari nello spogliatoio».
Dopo aver affrontato Palermo, Pisa, Modena, Cremonese e Verona, quale squadra l’ha messa maggiormente in difficoltà sul piano del gioco?
«Sì, il Verona ci ha fatto giocare una partita diversa, perché ha avuto un atteggiamento che ci aspettavamo. Hanno giocatori con gamba e qualità. Reggerne l’urto non è semplice. Durante la partita, però, ho visto tanti duelli vinti dai nostri, soprattutto dai difensori sugli esterni. Quando parlo di bella partita, mi riferisco anche alla capacità di vincere i duelli. A livello tecnico possiamo sicuramente migliorare: in altre gare abbiamo fatto meglio, ma questa era la partita da giocare contro una squadra così fisica e aggressiva. Nei primi venti minuti avremmo dovuto essere più veloci nell’uscita dalla loro pressione e cercare maggiormente la giocata in avanti, anziché tornare indietro. Abbiamo sbagliato qualche retropassaggio. Io preferisco sempre giocare in avanti: se perdo la palla cercando una giocata offensiva posso ancora recuperarla, mentre perderla all’indietro diventa più complicato. È stata una gara molto fisica, giocata sulle aggressioni e sui duelli da entrambe le parti. Nel secondo tempo, secondo me, abbiamo avuto più spinta noi. Peccato per l’occasione capitata a Vlahovic, che solitamente non sbaglia. Si rifarà alla prossima».
Alla vigilia aveva indicato questa partita come un’occasione per capire a che punto fosse il Mantova rispetto alle grandi squadre della Serie B. Qual è la risposta dopo lo 0-0 contro il Verona?
«Siamo in una fase di crescita importante. In ogni partita vedo i giocatori capaci di reagire anche nei momenti di difficoltà. È normale che, con il passare delle gare, aumenti la consapevolezza dei propri mezzi. Questa è una squadra che lavora veramente forte e che arriva alle partite con grande preparazione. Faccio fatica a ricordare prestazioni negative da quando abbiamo iniziato. È un percorso in crescendo, anche se ogni partita fa storia a sé e gli avversari sono completamente diversi. I ragazzi riescono sempre a interpretare le gare nel modo giusto. Poi analizziamo gli errori, i dettagli e le situazioni che possono essere migliorate, perché il nostro obiettivo è far crescere ogni singolo giocatore. Da Benaïssa, per esempio, mi aspetto sempre di più: è un giocatore che sta diventando di grandissimo livello e deve continuare a cercare il miglioramento».
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