Il Mondiale dell’abbonato Matteo – Il poker del Belgio ridimensiona il caso Balogun, Spagna ok nel derby iberico

I Diavoli Rossi stendono gli Stati Uniti (4-1) con la doppietta di De Ketelaere e i gol di Vanaken e Lukaku. Mikel Merino nel recupero infange il sogno di CR7

L’esito di Stati Uniti-Belgio ha ridimensionato il caso Balogun, con buona pace dell’abbonato Matteo, che in piena notte ha tirato fuori dal frigo una birra fiamminga brindando alla salute di Trump e Infantino. Della squalifica rientrata ha letto e riflettuto parecchio, giungendo alla conclusione che è andato in scena un teatrino senza precedenti, che certo non fa bene alla credibilità del calcio internazionale. Una decisione illogica, priva di rispetto per la giustizia che regola il pallone. La gravità dell’episodio che ha comportato l’espulsione di Balogun passa in secondo piano, dinanzi al voltafaccia della Fifa e al sottobosco di polemiche scatenato dalle comunicazioni tra lo stesso The Donald e il vertice della Fifa, creando un precedente a dir poco preoccupante. Non era stata, quella dello statunitense Balogun, la prima squalifica discutibile, ma è stato il primo cambiamento regolamentare in corsa durante un Mondiale. A favore della nazionale di casa, con interessamento politico al livello più alto possibile, ben altro risvolto rispetto al semplice fatto che la Commissione disciplinare della Fifa possa sospendere una sanzione già comminata. Troppe coincidenze, insomma, per evitare sospetti.

Il 4-1 smazzato dal Belgio sul tavolo a stelle e strisce di Seattle ha sistemato tutto. Le selezioni dei tre Paesi che ospitano il Mondiale non sono arrivate ai quarti di finale. Il Canada addirittura nemmeno agli ottavi. Scampato il pericolo Senegal nel turno precedente, il redivivo Belgio si è espresso nella sua versione migliore, quella non ancora espressa nella competizione in corso. I Diavoli Rossi partono forte e trovano il vantaggio con De Ketelaere, su dormita difensiva. Rudi Garcia deve aver strigliato i suoi, dopo il rischio eliminazione, e l’elettroshock ha funzionato. Gli yankee trovano il pari ancora con una punizione (deviata) di Tillman ma capitolano subito con il colpo di testa di CdK servito dall’inesauribile Trossard, a sovrastare l’impotente Ream. Nella ripresa i difetti degli statunitensi si ingigantiscono: papera del portiere Freese pressato nuovamente da De Ketelaere, Vanaken fa tris sui difetti di Ream e il poker è di Lukaku, che irride Richards e deposita in rete. Big Rom alza al cielo la maglia dell’infortunato Onana (dopo un quarto d’ora, entrato Vanaken) e balla la “Trump dance”, mentre l’impalpabile Balogun, suo malgrado vittima dell’affaire internazionale, esce dal campo a capo chino, come tutto l’ambiente a stelle e strisce.

Meno gol ma tante occasioni su entrambi i fronti tra Portogallo e Spagna, ottavo di finale deciso dalla stilettata di Mikel Merino al 91′, su geniale verticalizzazione di Ferran Torres. Occhio dunque alla Spagna (cinque gare, zero gol subiti), prossima rivale del Belgio nei quarti. E lacrime prevedibili di CR7, nel nome di Diogo Jota e di se stesso. L’abbonato Matteo si chiede: quanti, nel clan portoghese, lasceranno la maglia della nazionale? Sicuri che Cristiano Ronaldo sia disposto a farsi da parte?

Redazione

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