DR Congo. Dear Congo. Dove DR starebbe per Democratic Republic, ma anche laddove il telecronista britannico a cui l’abbonato Matteo si affida per vedere e ascoltare le partite del Mondiale dopo averne avuto abbastanza della Rai, pone continuamente l’accento. Non è un Congo e basta, è la Repubblica Democratica che appunto in lingua inglese chiamano DR, Dee Are, ovvero De-ar. Caro Congo ti scrivo, comincia qui la lettera d’addio dell’abbonato Matteo, prima del congedo un po’ immeritato e un po’ no dalla Coppa del Mondo. Certo, sei un Congo diverso da quello che nel 1974 incassava 14 gol in tre gare (9 dei quali solo dalla Jugoslavia) e non solo perché ti chiamavi Zaire. Certo, nei tg passi per il virus Ebola, mica per le imprese dei tuoi calciatori ma da ora un po’ più di rispetto te lo sei guadagnato sul campo. Sei stato in vantaggio con l’Inghilterra (datti un pizzicotto, con l’Inghilterra, mica con l’Uzbekistan) fino al 75′, anche con un po’ di culo, che nel calcio e nella vita non guasta mai. Hai trovato il vantaggio nel bidoni dei rifiuti di una palla mal gestita dagli inglesi e l’hai concretizzato con Cipenga, hai sventato un tentativo astuto di guadagnare un calcio di rigore per i sudditi di Sua Maestà e subito dopo fallito il raddoppio perché il palo, nel respingere quel pallone, si è voltato dall’altra parte. Ma alla fine tutto è stato rimesso al suo posto. Harry Kane ha realizzato la doppietta e i Maestri del calcio hanno scampato il pericolo, volando agli ottavi. Al Congo, pardon Dear Congo, è mancato qualcosa in termini di energie, lucidità, concentrazione. Hanno vinto – 2-1 – i più forti anche se l’abbonato Matteo ama ripetere che gli inglesi nei grandi appuntamenti del pallone trovano sempre il modo di complicarsi la vita. Quanto? Ce lo diranno le prossime settimane.
E un’altra botta all’Africa l’ha data il rocambolesco ko del Senegal contro un Belgio non certo meritevole del passaggio del turno, per buona parte del match. Dal 2-0 maturato dagli africani sino all’85’ al 2-2 dei regolamentari, al gol-vittoria belga nel recupero del secondo tempo supplementare. Le liti in campo tra i Diavoli Rossi Trossard e Tielemans riflettono il fastidio evidente di un nervo scoperto. Il Senegal in avvio spadroneggia. Colpisce pali, realizza gol. Diarra il primo, più facile che mai per l’immobilismo della retroguardia belga, che addirittura si addormenta sul raddoppio di Sarr all’alba della ripresa. Gli uomini di Rudi Garcia sono lenti, molli, quasi mai riescono a leggere i trasferimenti del pallone tra le linee da parte degli avversari. Non produce effetti positivi immediati nemmeno l’ingresso di Lukaku. Sino a 5 minuti dalla fine, quando proprio Big Rom la mette dentro di rapina. Verdetto di nuovo in bilico: sulla ripresa del gioco, uscita a vuoto del portiere Diaw e pari di Tielemans. I Leoni della Teranga crollano definitivamente infliggendosi un calcio di rigore, che ancora Tielemans mette sotto l’incrocio. Un verdetto spiegltato per il Senegal, già privato della Coppa d’Africa in circostanze dubbie, per la protesta inscenata nella finale col Marocco. Ora un nuovo assurdo capitombolo: si sarebbero qualificati con merito, confermando le buone impressioni del girone eliminatorio, calcistiche e di personalità. Ma gli errori commessi hanno pesato. A questo livello non sono tollerabili. Il Belgio sorride per l’impresa ma non convince l’abbonato Matteo. Giocando così non andrà lontano.
Chissà invece gli Stati Uniti, che passano il turno soffrendo un po’ per mezz’ora in inferiorità numerica. Due a zero alla Bosnia-Erzegovina, così la smettiamo di dire che lì poteva esserci l’Italia. Nonostante l’uomo in più i bosniaci non si rendono mai pericolosi. Gol di Balogun allo scadere del primo tempo e di Tillman su calcio piazzato a una decina di minuti dal 90′, dopo l’espulsione dello stesso Balogun all’ora di gioco perché gli arbitri si rifiutano d’interpretare un regolamento miope. Agli ottavi sarà Usa-Belgio.
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