Fortissimamente Leo Messi, lo sostiene anche l’abbonato Matteo che sogna per la prossima stagione un suo alter ego in biancorosso. Il 10 argentino celebra con un appuntamento con la storia l’anniversario dei 40 anni della mano de dios e del gol del secolo. Era il 22 giugno 1986 quando Diego Maradona mise in atto il grande inganno ai danni degli inglesi e cinque minuti più tardi si pulì la coscienza con il gol forse più bello dell’intera storia del calcio. Questa sera Messi lo ha onorato, nell‘Argentina che stende l’Austria: 2-0, doppietta di Leo, che in avvio di partita aveva spedito un rigore a fil di palo. L’Albiceleste vince compatta, mostrando i muscoli senza esagerare. Non subisce gol. A farli ci pensa lui: Messi, che con la tripletta aveva raggiunto Klose a quota 16 tra i bomber più prolifici nella storia dei Mondiali, ora piazza l’allungo, con 18 reti. Solo Mbappé può ragionevolmente spaventarlo in questa speciale classifica. Argentina-Austria non è un partita spettacolare, ma se il primo gol è un concentrato collettivo d’astuzia, il bis all’ultimo minuto di recupero è la sintesi dell’ostinazione con cui un calciatore normodotato sotto il profilo fisico si è issato al di sopra di tutti i suoi colleghi. Ed è così da quasi vent’anni. Matteo scartabella la situazione dei gironi e attribuisce lunga vita nel torneo a questa Argentina, anch’essa già qualificata ai sedicesimi.
All’alba il nostro protagonista aveva assistito alla festa dell’Egitto (prima vittoria in assoluto in una fase finale del Mondiale), capace di resistere all’avvio a mille all’ora della Nuova Zelanda, risalire dallo svantaggio di un gol e assicurarsi i tre punti, con i quali si è portato in vetta al proprio girone. Gli all whites passano in vantaggio con la zuccata di Surman, ma dopo un’ora di gioco calano i giri motore e allentando la morsa esce la maggiore qualità degli egiziani. Nel 3-1 finale ci sono nomi che profumano di nostalgia calcistica: Zico pareggia, Trezeguet la chiude, nel mezzo la zampata di Salah, l’unico già così grande da non doversi accostare a leggende del passato.
Nel giorno in cui risuonano i nomi di tali campioni, tutti rigorosamente a segno, non poteva mancare la firma di Kylian Mbappé. In rete dopo nemmeno un quarto d’ora in Francia-Iraq 3-0 e poi nella ripresa su pasticcio difensivo, mentre al clan dei bomber di giornata andava ad iscriversi anche Dembélé, che dopotutto è un Pallone d’Oro. Tanto tuonò che piovve. L’ipotesi slittamento di un match a causa del maltempo, tanto temuta alla vigilia del torneo e verificatasi in più occasioni durante il Mondiale per club della scorsa estate, si è puntualmente verificata, a causa dell’incubo fulmini entro i 13 chilometri dallo stadio (come prescritto negli Stati Uniti). A Philadelphia Francia e Iraq hanno fatto appena in tempo a concludere il primo tempo, per buona parte giocato sotto una fitta pioggia, per poi attendere negli spogliatoi che il maltempo si allontanasse. L’accaduto ha fatto alzare il sopracciglio all’abbonato Matteo ma evidentemente anche ai presenti allo stadio della Pennsylvania, svuotato e poi nuovamente riempito due ore più tardi per il secondo tempo. La sensazione dell’abbonato Matteo è quella di aver rivisto i fantasmi dei confronti stagionali tra Venezia: gran pressing iniziale e gap qualitativo abissale.
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