La giornata delle abbuffate di gol e di quelle che dovevano essere tali ma non sono state. Non si è stupito l’abbonato Matteo per il poker di reti con cui il Giappone che va a mille all’ora ha ridicolizzato una Tunisia reduce dal cambio tecnico in corsa. Fuori l’ex Serie A Sabri Lamouchi, dentro il bel Hervé Renard, specializzato in campagne d’Africa e buono per tutte le stagioni nel Continente Nero. Quattro a zero, sì, ma il poker i nipponici potevano metterlo a segno già nei primi dieci minuti, nei quali si sono accontentati del vantaggio di Kamada. Tunisia a dir poco spaesata, sballottata da destra a sinistra come una zattera tra le onde alte, povera di contenuti tecnici e col serbatoio costantemente in riserva. Così alla distanza hanno imperversato Ueda, due volte, e Ito. Al di là dell’inconsistenza dei rivali il Giappone ha suscitato nuovamente una buonissima impressione. Era la partita numero mille nella storia della fase finale dei Mondiali di calcio e Matteo se l’è gustata all’alba facendo yoga sul tappetino, prima di aver accesso alla colazione dei campioni.
Poker per il Sol Levante, risveglio pomeridiano con quattro gol anche per la Spagna. A farne le spese l’Arabia Saudita, che si è trovata d fronte una nazionale iberica ben diversa da quella dell’esordio con Capo Verde. Sarà stato il debutto dall’inizio di Yamal, in gol al primo assalto, sarà anche che Oyarzabal (doppietta) ha ritrovato la vera realizzatoria dell’Europeo di due anni fa. Sarà pure che gli arabi sono parsi davvero poca roba. Nella ripresa marce basse e quarto gol propiziato dal principe dei simulatori, Cucurella, anche se per la Fifa è un’autorete di Al-Tombakti.
Se pensate che il nostro abbonato Matteo abbia rinunciato nel cuore della notte di un afoso weekend alla tentazione di Ecuador-Curaçao, vi sbagliate di grosso. Eccola, la goleada mancata. Matteo aveva fiutato la sorpresa, ma razionalmente non la riteneva possibile. Invece i sudamericani (secondi nelle qualificazioni dietro all’Argentina) hanno sbattuto contro il muro difensivo, contro i legni ma molto più spesso contro il portiere Room, l’eroe di giornata come lo era stato giorni fa il 40enne capoverdiano Vozinha. Insomma, Ecuador-Curaçao 0-0 è stato un tiro al bersaglio senza mai centrare il bersaglio e il pari complica non poco la posizione di una delle squadre che schiera il maggior numero di giocatori presenti nel nostro campionato. A tal proposito, dopo un terzo delle gare giocate arrivano i primi dati sul tempo effettivo di gioco. A suscitare polemiche è l’utilizzo dell’hydration break, buona più per gli spot televisivi che per l’effettiva necessità di fermarsi tre minuti a bere. Come se il calcio avesse introdotto il time-out, non bastassero le pause del Var, tutto compensato dai soliti maxirecuperi. Gli analisti del tempo effettivo sostengono che le perdite di tempo sono state ridotte al minimo (è vero!) e che il Mondiale sta registrando calcio giocato addirittura per più tempo che in Mls e Premier League (i primi due tornei presi in riferimento per la particolare statistica, è anche questo evidentemente è vero). Dunque, implicitamente, rilevano che la Serie A fa schifo e mediamente si gioca pure poco, perché sceneggiate e proteste. Matteo ci ha perso la testa nelle ultime ore, per documentarsi su questo spinoso argomento.
Tornando al calcio giocato e non al teatro, gol assente ingiustificato anche tra Belgio e Iran. Il treno della generazione dei top player sembra passato, ora ai Diavoli Rossi sono rimasti solo De Bruyne e Lukaku inevitabilmente invecchiati, non supportati in modo adeguato da compagni che top player non sono. Poche idee, ritmo lento, l’attitudine offensiva che si trasforma in caos, anche un pizzico di sfiga: una volta ridotto in dieci contro il Belgio non ha le armi per imporsi sull’Iran, ordinato e nulla più, fischiatissimo dai propri connazionali all’esecuzione dell’inno. Resta in dubbio la qualificazione dell’Uriguay: la Celeste fa 2-2 con Capo Verde e rischia grosso. Africani avanti con il piazzato di Pina, l’Uruguay la ribalta nel finale di prima frazione con Araujo e Canobbio ma nella ripresa un errore difensivo vale il pari a Varela. Non basta l’assalto finale. L’abbonato Matteo è sempre più intrigato dall’esito del girone.
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