Da focoso sostenitore di vecchio stampo, l’abbonato Matteo non riesce ad abituarsi alla gioia di un gol differita dal Var, figuriamoci se può tollerare che un’espulsione venga decretata dal Var perché un giocatore parla ad un avversario (o lo insulta) mettendosi la mano davanti alla bocca per non essere intercettato dalle telecamere. È accaduto in Turchia-Paraguay ed è la prima storica applicazione della nuova regola adottata dalla Fifa dopo essere stata varata dal Board internazionale (Ifab). Un’idiozia colossale che i perbenisti soloni del calcio mondiale hanno concepito per via di quello scapestrato di Vinicius Junior. Stiamo a vedere che adesso non ci si può più mandare a quel paese nemmeno sul sacro terreno di gioco, luogo sacro se ce n’è uno. La scorsa notte ne è stato vittima il paraguagio Almirón nel recupero del primo tempo, rovinando una partita che per fortuna i sudamericani sono riusciti (anche con una discreta dose di buona sorte) a condurre ugualmente in porto, difendendo in ogni modo il gol-vittoria di Galarza, realizzato dopo soli 68 secondi con un sinistro velenoso dalla lunga distanza destinato all’angolino basso. Nella ripresa la gara si è fatta crudele e spietata per i turchi del ct Montella, più volte vicini al pari, poi sconfitti e già eliminati dopo due sole partite (e per questo parecchi dei quali scoppiati in lacrime al fischio finale); soffertissima la vittoria per i sudamericani, che difendendosi con ordine e pungendo qua e là con le ripartenze, sono riusciti ad ottenere i tre punti del rilancio dopo la scoppola dell’esordio con gli Stati Uniti. Episodio espulsione a parte (indotta dal monitor) bravissimo l’arbitro Barton, a tenere in pugno una gara dai nervi tesi.
Capitolo Brasile. Il 3-0 contro Haiti è la storia dello studente che studia 25 minuti per imparare la lezione a memoria: quelli da metà primo tempo all’intervallo, sufficienti per apprezzare la doppietta di Mateus Cunha e il tris del già citato Vini. La differenza tra gli haitiani e la squadra di Ancelotti (primo successo di un ct italiano al Mondiale 2026) è quella che c’è tra i titolari Casimìr e Casemiro, uno contro l’altro. Detto questo, Matteo scoprirà nei prossimi impegni se la Seleçao è all’altezza delle altre big.
Nel pomeriggio ecco la sfida del “perseverare è diabolico”, motto coniato a fagiolo per la Svezia che ne prende 5 (a 1) dall’effervescente Olanda. Tre gol identici: la doppietta del culturista Brobbey (con cui i Paesi Bassi toccano quota 100 nei gol realizzati in tutte le edizioni dei Mondiali) e il tris di Gakpo, con inserimento dagli esterni (lo stesso Gakpo, Malen, poi Dumfries), nel mezzo di una breve reazione scandinava. Agli olandesi piace diversificare e allora segnano anche con le stilettate di Gakpo (aridajje) e Summerville, quest’ultimo dopo il punto svedese di Elanga. Riassunto: Svezia giù di corda come nelle qualificazioni, Olanda più solida e concreta rispetto al match col Giappone.
E ora la Germania, protagonista della serata e anch’essa qualificata ai sedicesimi. Batte in rimonta (2-1) una Costa d’Avorio che l’ha fatta soffrire con la sua fisicità e l’organizzazione di gioco: doppietta del subentrato Undav, come da profezia tardelliana, e gol che vale il passaggio del turno firmato al 94′. Gli ivoriani erano andati in vantaggio in avvio con l’ex milanista Kessié e nel finale falliscono il match ball con l’ottimo Inao Oulai, playmaker tascabile. Pazienza: chi di recupero ferisce (con l’Ecuador la Costa d’Avorio aveva raccolto i tre punti immeritati nel finale), poi può capitare che ne subisca la medesima regola non scritta. Cose che capitano, ha pensato l’abbonato Matteo.
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