Il Mondiale dell’abbonato Matteo – Quella sfrenata voglia di scovare talenti

Il nostro protagonista scandaglia la rassegna iridata con l'obiettivo di segnalare profili utili per la squadra di Modesto. Intanto vincono Ghana, Colombia, Svizzera e Canada

Ora che ha visto all’opera tutte le squadre del Mondiale (e qualcuna anche più di una volta) l’abbonato Matteo può gettare la maschera. Guarda il torneo perché – appassionato com’è – non potrebbe farne a meno, ma più di ogni altro aspetto segue le partite con fare da direttore sportivo, nell’illusione di scovare talenti da portare alla corte di Modesto. Si atteggia a talent scout, fermo restando che chi è arrivato al Mondiale è un talento riconosciuto, che qualcun altro ha già scovato. Ma tant’è. Immagina di sostituirsi al reparto scouting del Mantova e ha fiducia che il ds Brutti ne ascolterà le relazioni su questo e quell’altro giocatore. Matteo si concentrerà su nomi impensabili tra i 1.248 protagonisti (solo una meta all’incirca visti all’opera), perché dei volti noti dal cachet multimilionario son capaci tutti a fare relazioni. I nomi? Per ora sono top secret. Ce li snocciolerà lui stesso strada facendo.

I meriti dell’abbonato Matteo. Ieri ha parlato di flop in riferimento a Cristiano Ronaldo e al Portogallo. Lo hanno copiato tutti. Dalla Gazzetta dello Sport al Tg1. Potevano usare mille parole, hanno utilizzato quella. E il nostro protagonista è “a posto così”.

Capitolo allenatori italiani. Male, per Dio. Un punto in tre partite, conquistato dal solo Ancelotti, che è pur sempre alla guida del Brasile, classificato al quinto posto nel ranking mondiale.

Nella notte scorsa è passata pressoché sotto silenzio la vittoria del Ghana di Carlos Queiroz su Panama, decisa da un contropiede sfruttato al 95′ da Yirenki, un altro giovanissimo tra coloro che la rassegna sta ponendo all’attenzione pubblica. Centroamericani più manovrieri ma sfortunati nel finale (assalto in area avversaria anche con il portiere) e un pizzico ingenui. Più spettacolare il 3-1 della rinnovata Colombia ai danni del debuttante Uzbekistan di Fabio Cannavaro. Cafeteros in vantaggio con Muñoz (forse il gol più bello di questa prima tornata di partite), pari asiatico di Fayzullaev con concorso di colpa del portiere colombiano, ma poi favore ricambiato dal suo pari ruolo per il 2-1 di Luis Diaz. E l’azione del 3-1 è il trionfo della determinazione: Hernandez lotta e insegue il pallone, cross perfetto per la testa di Campaz. L’Uzbekistan è poco più del romanista Shomudorov ma al netto della carenza d’esperienza internazionale tiene il campo in modo dignitoso.

Meglio di Repubblica Ceca e Sudafrica, che nel pomeriggio hanno deluso, incamerando un 1-1 che mette entrambe con le spalle al muro. Potrebbero tornare a casa a braccetto. Ai cechi dell’imperscrutabile ct Koubek non basta Schick, e nemmeno il vantaggio-lampo di Sadilek, dopo un clamoroso buco difensivo dei rivali. I Bafana Bafana agguantano il pari a 10 minuti dal termine, dopo un tocco malandrino col braccio in area, individuato senza esitare dall’arbitra Tori Penso, prima direzione femminile del Mondiale 2026. Tira il metronomo Mokoena (inquadrato prima del via con le lacrime che sgorgano sul suo viso mentre canta l’inno nazionale) e fa centro, spiazzando il portiere. Il piglio della Penso ha stuzzicato la curiosità dell’abbonato virgiliano. Dunque, questa 39enne della Florida arrivata laddove la nostra Maria Sole FC non si è ancora spinta, è sposata con un arbitro di calcio a cui ha dato tre figli. Matteo proprio non riesce ad immaginarsela la convivenza tra due arbitri che si salutano a colazione con un bel “a seguito di revisione…”, ma riconosce che la direzione della soporifera sfida di Atlanta è stata impeccabile. Tutta la terna era al femminile e donna (del Nicaragua) persino l’addetta al Var. Dagli studi di RaiUno Simona Rolandi chiosa che “farà notizia quando una scelta così non sarà più una notizia”. Matteo ne prende atto.

In prima serata Svizzera-Bosnia hanno fatto addormentare Matteo per oltre un’ora: ritmi lentissimi, balcanici timidi ed elvetici inconcludenti. Tanto da costringere alla resa il confidente di Matteo: «Passo su YouTube alla cronaca “dell’incontro alieno più credibile mai documentato”».

Per la gioia dei puntatori affezionati all’over 4.5 la partita improvvisamente decolla. La Svizzera ci crede e impegna due volte il portiere Vasilj. In campo da 3 minuti al posto dell’ex Bologna Ndoye e di Rieder, il 20enne Manzambi e Ruben Vargas sparigliano subito i valori. Doppietta per il primo, acuto dell’altro, mentre la Bosnia-Erzegovina resta in dieci. Eppure mette a segno il punto della bandiera con la voleè nel recupero di Mahmic, anch’egli in campo da pochi secondi. Il record dei gol dei subentrati è “sporcato” dal rigore di Xhaka, a fil di sirena. Svizzera praticamente qualificata, bosniaci sul cornicione. Perché nello stesso girone è in fuga anche il Canada, dopo il 6-0 notturno di Vancouver sul Qatar. Asiatici autolesionisti (sotto di due reti e di un uomo dopo poco più di mezz’ora, di due giocatori a inizio ripresa dopo il grave infortunio occorso al canadese del Sassuolo Koné con principio di rissa e gioco interrotto a lungo), il fattore campo giova ai padroni di casa e produce miracoli: in gol ancora Larin e – udite udite – lo juventino Jonathan David (doppietta) nella prima frazione, Saliba nel secondo tempo con dedica allo sfortunato Koné, goffa autorete di Al-Mannai e ancora David, ora capocannoniere del torneo nientemeno che con Messi. Per il Canada è la prima storico vittoria in un Mondiale.

 

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