Il Mondiale dell’abbonato Matteo – C’è vita sul pianeta Capo Verde

Alcune situazioni hanno fatto riflettere il nostro amico la scorsa notte. In nessun altro sport come il calcio può vincere chi non lo merita

Due situazioni hanno fatto riflettere il nostro amico abbonato Matteo, la scorsa notte. La prima è che in nessun altro sport come il calcio può vincere chi non lo merita. “Il calcio talvolta è uno sport ingiusto – diceva un suo compagno di confidenze calcistiche -. Se vuoi che vinca sempre il più forte vai a vedere i 100 metri piani all’Olimpiade”. Aveva ragione, l’amico del nostro amico. Il football può essere crudele, come spesso lo è la vita. Non vi è altra spiegazione per descrivere il successo (1-0) della Costa d’Avorio sull’Ecuador. Tre legni (due traverse e un palo) colpiti dai sudamericani, ivoriani non pervenuti nella prima mezz’ora, capaci di trovare un montante alla distanza. E dopo aver rischiato il tracollo segnare al 90′ il gol-vittoria con Diallò, per la conquista di tre punti che rischiano di essere già uno spartiacque nel girone comprendente anche Germania e Curaçao.

La seconda vicenda riguarda le scelte di rappresentare quella o quell’altra nazionalità, in funzione del passaporto e della famiglia di provenienza. Eclatante è il caso di Yasin Asari, protagonista con la sua Svezia del 5-1 rifilato alla Tunisia. Centrocampista del Brighton, Asari è di origine tunisina (il Paese del papà): ha aperto e chiuso le marcature degli scandinavi senza esultanza plateale, mentre nel mezzo la Svezia, derelitta nelle qualificazioni al Mondiale con due soli punti nel girone di qualificazione ma ammessa al playoff per il buon rendimento in Nations League, spadroneggiava con i gol di Isak, Gyökeres e Svanberg. Ai tunisini la sola rete di Rekik, sullo 0-3. La riflessione è questa: quanti Asari ci sono al Mondiale, quanti dei 1.248 calciatori convocati sono stati contesi da due o più Paesi? E ancora, qual è la selezione con più casi analoghi (probabilmente Curaçao)? In attesa di risposte Matteo ha capito che la Svezia se la passa benissimo, la Tunisia parecchio meno.

Un intero Paese in festa è Capo Verde, dopo il clamoroso 0-0 con i campioni d’Europa della Spagna. Matteo ha pensato che non c’è più un briciolo di religione nel calcio di oggi, ma in fondo gli piacciono le storie come questa, quando Davide ferma il gigante Golia. Gli africani non hanno rubato nulla, tranne il tempo di gioco in tutte le iniziative iberiche. Furie Rosse poco ispirate, prima e dopo il tardivo ingresso di Lamine Yamal, mentre Capo Verde ha avuto all’ultimo respiro addirittura il pallone per una vittoria che avrebbe scosso il Mondiale oltre ogni limite dell’immaginazione.

L’Egitto spaventa il Belgio ma alla fine a Seattle è 1-1. Ashour, trequartista egiziano, porta in vantaggio i suoi e Rudi Garcia deve fare ricorso nientemeno che a Romelu Lukaku, per mettere in ambasce la difesa avversaria e trovare il pari forzando l’autogol di Hany. E in nottata il risultato di 1-1 è stato replicato a Miami da Arabia Saudita e Uruguay, in un match frizzante soprattutto nella ripresa, quando la Celeste ha cercato di rimediare allo svantaggio determinato da Al-Amri in chiusura di prima frazione, raggiungendo però solo il pari con Araújo a 10 minuti dalla fine. Solo allora Matteo ha potuto decretare il triplice fischio sulla lunghissima giornata.

 

 

 

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