Il Mondiale dell’abbonato Matteo – Stecca il Canada, non è mica hockey

L'aveva detto, tra i suoi deliri calcistici primaverili, che l'Italia era stata estromessa da un autentico squadrone: la Bosnia-Erzegovina

L’aveva detto l’abbonato Matteo, tra i suoi deliri calcistici primaverili alla ricerca della salvezza dell’Aciemme, che l’Italia era stata estromessa dalla corsa al Mondiale americano da un autentico squadrone. La Bosnia-Erzegovina naturalmente, di cui nella primavera 2025 aveva apprezzato al Martelli uno dei suoi baluardi, quel Tarik Muharemovic che dal Sassuolo ora piace a mezza Europa. Nel mezzo di una trasferta ad Empoli e di una gara casalinga con la Virtus Entella, Matteo aveva profetizzato un estate ricca di prestigio per la selezione balcanica, capace di rimpicciolire Gattuso sino alle dimissioni, per non parlare dei vertici federali azzurri, terrorizzati dalla figurina di un Edin Džeko ormai in età da pensione.

Al primo esame nella Coppa del Mondo, la Bosnia-Erzegovina ha spaventato nientemeno che il Canada, se non una delle favorite del lotto (“Ma dove?”), almeno da tenere d’occhio in qualità di nazione ospitante. Con quel bomberone che è il bianconero Jonathan David, con quell’uomo di lotta e di governo nel mezzo che è l’ex interista Buchanan, due personaggi che la Serie A difficilmente dimenticherà. È finita 1-1 a Toronto tra le due nazionali, parse complessi volenterosi ma imperfetti, dopo la seconda delle tre cerimonie inaugurali, quella appunto in salsa canadese. Stecca la Foglia d’Acero, senza dubbio più competitiva sul ghiaccio, proprio come il Sudafrica della serata precedente con una palla ovale tra le mani. Vantaggio iniziale (21′) del bosniaco Jovo Lukic con un guizzo di testa, su assist dell’atalantino Kolašinac dal corner, e pareggio al 78′ del neontrato (da un paio di minuti) Cyle Larin, 31enne antidivo del Southampton, in Championship. Girando intorno proprio a Muharemovic, a conferma delle stranezze della vita. Un po’ come le profezie di Falcao su RaiUno (“Sarà dura per gli Stati Uniti perché nessuna delle squadre ospitanti sinora ha vinto, intendo Messico (che ha stroncato appunto il Sudafrica, ndr) e Canada”), a cui va dietro la spettrale Paola Ferrari (“Eh già“), mentre il solo Marco Tardelli si sottrae (“Ma come?”) a chi non posa il fiasco di vino.

L’abbonato Matteo aveva avuto una giornata tranquilla, chiuso in casa per effetto della nube tossica che gravava su Mantova sin dalla mattinata. Ne aveva approfittato per ripassare le rose delle squadre, anche se ad un certo punto era andato in confusione: troppe 48 nazionali, dura divorare ben 104 partite anche se spalmate in cinque settimane. Si era persino svegliato nella notte per assistere alla rimonta della Corea del Sud sulla Repubblica Ceca, al Jalisco di Guadalajara. Un 2-1 che ha vanificato il gol di Krejčí (58′, solo omonimo dell’ex Bologna), con l’uno-due firmato da In-Beom (67‘) e Hyeon-Gyu (80′). Non riusciva proprio a dormire: continuava a balbettare in inglese quel che avrebbe dovuto spiegare l’altra sera Wilton Sampaio, l’arbitro del match inaugurale dopo essersi schiarito le idee al monitor del Var. E pensava che nel calcio si possono fare molte brutte figure ma questo era senza dubbio uno dei modi più originali possibili.

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