Nelle idee dell’abbonato Matteo – e probabilmente non solo – il calcio alla fine è molto più semplice di quanto non si creda. Servono organizzazione e condizione al servizio dei top player, ovvero di coloro che le partite le risolvono. A qualsiasi livello.
I due ottavi di finale di giornata sono l’esemplificazione di tutto ciò. La Norvegia fa fuori il Brasile con la doppietta del suo golden boy, l’unico capace di togliere la scena al pomeriggio di grazia del portiere Nyland. Tanto bravo e anche un pizzico fortunato, ma con pieno merito quando facendo retromarcia devia la palla sul palo che poteva restituire la parità alla Seleçao. In avvio Nyland aveva sventato il rigore di Bruno Guimarães e nella ripresa si era nuovamente superato sullo stesso centrocampista verdeoro, dopo una tempestiva uscita a confondere le idee di Endrick, lanciato in solitaria verso il vantaggio per la nazionale di Ancelotti. Il gol lo trovava invece a 10 dalla fine il già citato top player norvegese, aka Erving Haaland, sovrastando Magalhães e infilando di testa l’angolino della porta presidiata da Alisson. E poiché il campionario di prodezze deve essere completo, ecco il 2-0 con una rasoiata di precisione chirurgica al minuto 90. Il recupero è buono solo per la rabbia di un Brasile confuso e impreciso, che guadagna un altro rigore per un eccesso di fisicità di ØstigÃ¥rd su Casemiro: Neymar trafigge Nyland che gli aveva promesso di parare il tiro dagli undici metri ma poi arriva il fischio finale con il suo carico di lacrime per il mondo verdeoro (su tutti proprio Neymar, alla probabile ultima chiamata per il titolo) e il rituale vichingo che spinge sempre più su la selezione del ct Solbakken.
Ancora più spettacolo, se possibile, all’Azteca tra Messico e Inghilterra. Vincono 3-2 gli inglesi e il refrain è il medesimo: organizzazione, condizione, top player. Assist di Saka, incornata di Bellingham: 1-0. Assist di Kane, diagonale di Bellingham: 2-0. Tutto in due minuti poco dopo la mezz’ora. Il Messico reagisce con il solito Quiñones, bravo a raccogliere una palla vagante sputata fuori dall’area piccola. Nel secondo tempo l’Inghilterra resta con un giocatore in meno per l’intervento scomposto di Quansah ma trova subito il 3-1 su rigore con Kane. Altro penalty, suggerito dal Var: lo realizza Raúl Jiménez per il 2-3 definitivo. L’assedio messicano non produce il pari che avrebbe offerto adrenalina supplementare. A quarant’anni di distanza la nazionale dei Tre Leoni fa pace con l’Azteca di Città del Messico, teatro della mano de dios e del Gol del secolo. Quei giorni li ricorda vivamente anche l’abbonato Matteo.
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