L’abbonato Matteo ha trascorso la notte tra giovedì e venerdì pensando al grave infortunio occorso al canadese del Sassuolo Koné. Mentre seguiva qualche ora più tardi Messico-Corea del Sud gli passavano davanti agli occhi i flashback del fattaccio, che tale è solo per il suo esito malaugurato e non certo per la volontarietà o la gravità del fallo.
Poi nel pomeriggio, curiosando qua e là tra i social, si è trovato a fare i conti con una violenza verbale inaudita nei confronti del povero Madibo, centrocampista qatariota protagonista dell’episodio, definito nella migliore delle ipotesi un macellaio, oppure uno zappatore. Ebbene, questa è la potenza distruttiva dei social. Come diceva qualcuno, ciò che prima veniva lanciato sommessamente nei bar, come chiacchiera o provocazione, in attesa che qualcuno mediamente più intelligente di tale affermazione si permettesse di zittire tanta ignoranza, oggi la sparata è di pubblico dominio, fa opinione, supera la vergogna delle sue stesse affermazioni. La verità di Matteo è che ci si augura che il povero Koné torni in campo al più presto, perché non se lo meritava un epilogo così, da rappresentante di un Paese che il Mondiale lo vive in casa. Ma l’intervento di Madibo, per quanto falloso, non è affatto killer: ci si è messa di mezzo la sfortuna, la gamba s’impunta e la caviglia si spezza. Quando va così, è perché il destino è stato infausto. In modo pesante.
Si diceva del Messico, prima squadra del lotto già qualificata ai sedicesimi di finale con un turno d’anticipo. È il premio per l’1-0 rifilato ai coreani, in una gara equilibrata in cui gli asiatici hanno badato solo a contenere, almeno fino all’uscita sventurata del loro impronunciabile portiere che ha prodotto il gol-partita di Romo. Profeta in patria (gioca nel Chivas di Guadalajara), come aveva provato ad esserlo qualche sera fa il croato Musa (in forza a Dallas). L’Impronunciabile si supera in due occasione e il suo omologo Rangel non vuole essere da meno nel finale, scongiurando il pari. La sensazione è che chiunque voglia fare strada in questa rassegna iridata dovrà confrontarsi con le ambizioni dei messicani, dalla difesa ancora imbattuta.
In serata ecco Stati Uniti-Australia. I primi allenati da un Pochettino sempre meno se stesso e sempre più Russell Crowe, con il pubblico di adulti mai cresciuti più sconfinato del mondo, i secondi autentici giganti d’argilla, tanti muscoli ma pochissima qualità. Spiace perché nel mezzo ci finiscono anche gli italiani Circati e Volpato (che l’inquietante Paola Ferrari su RaiUno chiama Volpati, come il Nico ex Mantova), mentre Italiano proprio italiano non è. Insomma, un bel caos. Che per gli yankee si mette subito bene: goffa autorete di Burgess in avvio e raddoppio al tramonto del primo tempo, su colpo di testa di Freeman a cui serve una chilometrica revisione al Var per sentenziare l’ovvietà. Niente fuorigioco, 2-0 e tutti a casa. Perché a Seattle la ripresa è inutile. L’Australia prova a spingere ma invano e nel finale il tutto si trasforma in wrestling, come piace agli americani. Siparietto nel recupero. L’arbitro tedesco ha i crampi: prima lo rianimano con lo stretching, poi arriva la solerte quarta ufficiale con una bibita miracolosa a presa rapidissima. Il fischietto teutonico si rialza come si fa nei cartoni animati e da valoroso guerriero porta a termine la contesa. Usa non ancora ai sedicesimi: occorre conoscere il verdetto all’alba di Turchia-Paraguay.
A Matteo non è piaciuta nella notte Scozia-Marocco, decisa da un gol di Saibari dopo soli 74 secondi di gioco. Se la rete prematura poteva svegliare il match, lo ha invece intorpidito e a Boston si è assistito a parecchi duelli a centrocampo ma pochissime emozioni. Saibari sfiora il bis colpendo la traversa, McTominay s’inceppa. Delusi i 30mila scozzesi della Tartan Army, il Marocco vince 1-0 e si garantisce virtualmente il passaggio del turno.
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