Il Mondiale dell’abbonato Matteo – Cielito Lindo vien dopo il tiggì

Il nostro corrispondente ha gettato l'occhio alla cerimonia di apertura, pensando a Roberto Boninsegna all'Azteca. Ma lui all'epoca nemmeno era nato...

Orfano del suo amato Mantova, del quale segue con fare maniacale qualsiasi mossa sul mercato, fosse anche un solo bisbiglio su un personaggio che di rimando riguardi il pianeta biancorosso, l’abbonato Matteo ha trovato nel Mondiale di calcio condiviso tra Messico, Canada e Stati Uniti una comfort zone con cui traghettare un’estate non ancora iniziata sul calendario, ma già invece inoltrata per chi ragiona con le stagioni dettate dal campionato di calcio, unico modo con cui passare il tempo in attesa del raduno di metà luglio. D’altronde il pallone che rotola e rimbalza è la sua passione. Primitiva, energica, indissolubile. E una volta ogni due anni, che siano Mondiali o Europei, pone l’Aciemme a ricaricarsi sul comodino e si gusta il calcio giocato. Dagli altri, in tv. Scoprendo che si soffre molto meno quando si è poco coinvolti emotivamente. Anche perché dopo tre Mondiali da semplice guardone, disinteressato anzichenò, nemmeno ricorda più che effetti gli fanno gli Azzurri ai grandi appuntamenti ed è giunto alla conclusione che davvero il suo cuore non sa scomporsi oltre che per l’Aciemme.

Eh sì, l’abbonato Matteo è al Mondiale 2026. Dappertutto, tout court: in tv, sui quotidiani, sui siti web, sui social. Sarà in tutti gli stadi e in tutti gli studi dove si tengano talk show a tema Trionda, il pallone multicolor simbolo dell’evento pallonaro planetario. Stasera, mentre cucinava e impiattava, Matteo ha gettato l’occhio nemmeno così distrattamente alla cerimonia di apertura. Dice stadio Azteca e gli viene in mente Roberto Boninsegna, che al di fuori di Mantova tutti chiamano Bonimba, e noi affezionati biancorossi semplicemente Il Bobo. Giocò tempi regolamentari e supplementari dell’epica Italia-Germania Ovest 4-3, il 17 giugno 1970, semifinale di un Mondiale poi perso per energie al lumicino e manifesta inferiorità nei confronti del Brasile di Pelè. Matteo perfeziona quell’associazione di idee nonostante non fosse ancora nato, dunque senza averla vista in diretta dal ripetitore, nella notte del giugno ’70. Solo gliel’hanno raccontata così tante volte, ne ha letto e ne ha assorbito caterve di servizi filmati, da saperne quanto e più che fosse stato presente. Incrociare l’83enne Bobo per le strade della città oggi non gli fa più alcun effetto, ad eccezione che per lo scorrere inesorabile del tempo. Ma ha stima per quei tifosi che in occasione del suo più recente compleanno, sono arrivati da fuori Mantova per conoscerlo e destinargli dal vivo auguri calcisticamente speciali.

Dunque, la cerimonia. Bella la parte terminale, solenne ed efficace dal punto di vista emotivo. Conclusa con l’esecuzione degli inni nazionali a cappella, tutti insieme, titolari, panchine, staff, bambini grassottelli e compagnia cantante. In circolo, nel senso che le note entrano nelle vene. Voto alto anche all’esibizione di Andrea Bocelli, con l’incantevole Ejae, con la minaccia di David Guetta nel maxischermo. Dna fa centro, ma Bocelli canta oggettivamente in toschenglish… Chi mostra i muscoli è la Rai, che manda il Tg1 proprio durante l’esibizione di Shakira, facendosi beffa della bambolina colombiana (bocciata!) che ha fatto il suo tempo. Da almeno 15 anni, cantando sempre lo stesso gorgheggio. Dietro la lavagna anche lo studio della Rai, che ha aperto il collegamento in fascia non ancora protetta con una Paola Ferrari sempre più schiava del trucco del maestro dell’horror Dario Argento. Non si salva nemmeno il prode Bizzotto: capace di trasformare la brillante Salma Hayek in Thelma, per una sera abbandonata da Louise.

La partita: Messico-Sudafrica 2-0 nello stadio della mano de Dios. Meno gol che espulsi. Un arbitro trasformato in un cyborg con specchietti e microfoni aperti in ogni dove attende che qualcuno gli appiccichi un adesivo con sopra scritto “angles morts” La Rsa (ogni riferimento è puramente casuale) fatica a mettere insieme tre passaggi di fila e a contenere i centroamericani, in gol al 9′ con Julián Quiñones e al 67′ con Raúl Jiménez: l’uno gioca in Arabia Saudita e ha fatto le scarpe a CR7, l’altro nel Fulham e segna a 35 anni la sua prima rete a un Mondiale. Due delle tre espulsioni sono parse esagerate, ma Infantino in tribuna non ha tempo per curarsene. Ridacchia insieme alla presenza di turno al suo fianco. La Tricolor fa debuttare al Mondiale un certo Gilberto Mora, classe 2008: da noi i ragazzini della sua età vanno a scuola accompagnati dai genitori. Serataccia per il Bafana Sithole: propizia lo svantaggio e poi si fa cacciare. Bravi i tifosi messicani: sugli spalti la sempiterna Cielito Lindo è tornata ad avere il sopravvento su MéxicoMéxicora ra ra, aria ormai superata.

L’abbonato Matteo va a dormire, ma solo per qualche ora. La sua giornata numero due comincia tra poche ore. A differenza del calendario del Campionato, Corea del Sud-Repubblica Ceca è materiale per il riassunto del venerdì.

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