Modesto: «Mantova completo al 70%. Ci vuole pazienza»

“Piccoli mi ha dato una grossa responsabilità, ma me la sono presa volentieri. Trimboli? È un giocatore dell'Acm e un professionista serio”

il mister del Mantova Francesco Modesto

Dopo gli interventi del presidente Piccoli e del direttore sportivo Brutti, è il turno di mister Modesto. Per il tecnico del Mantova è la prima uscita pubblica dopo la cena di fine stagione di due mesi fa a Villa Corte Peron di Marmirolo. Nel frattempo il suo ruolo è cambiato: non solo è stato confermato alla guida del Mantova, ma ha assunto anche maggiori responsabilità nell’area tecnica, con un coinvolgimento diretto nelle scelte strategiche e di mercato, in un modello organizzativo che richiama quello conosciuto ai tempi di Gian Piero Gasperini.

Mister, il suo incarico è cresciuto. Come vive questa nuova responsabilità?

«Il presidente mi ha dato una grossa responsabilità. Ma me la sono presa volentieri, anche perché mi sono trovato bene l’anno scorso. Qui ho intravisto la volontà di costruire qualcosa per il futuro. Parlo non solo sul piano tecnico, ma anche strutturale e di organizzazione: dall’allargamento del campo del Sinergy, all’ampliamento dello staff medico, all’adozione di figure importanti come il nutrizionista. Sono tutti step che contribuiscono alla formazione e alla crescita di un calciatore».

Tra le novità c’è anche un’area scouting più strutturata.

«Quando ero all’Atalanta avevo un rapporto forte e continuativo con lo scouting. Quindi ci credo molto. Lo stesso sta avvenendo qui, anche grazie al direttore Brutti. Con lui ci sentiamo ogni giorno, condividiamo ogni mossa e ogni scelta. Abbiamo visionato decine di calciatori e altri ne visioneremo, scambiandoci pareri e valutazioni. È un lavoro d’insieme e di grande sintonia, che spero possa dare buoni frutti».

A che punto è la costruzione della squadra?

«Siamo ancora un cantiere aperto. In percentuale direi che siamo al 70%. La squadra va completata. Lo faremo, ponderando bene ogni scelta».

Che impressioni le ha lasciato questa prima settimana di ritiro?

«I ragazzi si sono presentati bene, ho visto disponibilità da parte di tutti. C’è lo zoccolo duro, che conosce bene l’ambiente; e ci sono i nuovi giocatori, alcuni più aperti, altri più introversi. Ci vuole pazienza. È una dei concetti chiave del mio lavoro».

Quali qualità dovrà avere il nuovo Mantova?

«Umiltà prima di tutto. Voglia di fare. E spirito di sacrificio».

Le ha già viste in campo?

«Sì. Sto ammirando l’atteggiamento giusto da parte di tutti. Dobbiamo dimenticare la scorsa stagione: il livello va alzato sotto ogni aspetto, anche perché ci aspetta un campionato più difficile, con tanti allenatori giovani e preparati che daranno un’identità forte alle rispettive squadre».

Che identità vuole dare alla sua squadra?

«Certo che no. Noi vogliamo un Mantova che sappia coniugare gioventù ed esperienza. Una delle nostre missioni è valorizzare i giocatori, cosa che negli ultimi anni mi sembra sia riuscita bene».

La scelta di ringiovanire l’organico comporterà anche qualche addio importante.

«Abbiamo compiuto delle scelte, volevamo abbassare l’età media. Si parla tanto di calcio sostenibile, della necessità di lavorare sui giovani, credere in loro, farli crescere e valorizzarli. Quella è la strada che abbiamo intrapreso. Ciò detto, la mia stima e il mio ringraziamento nei confronti di chi non farà più parte del nostro gruppo è fuori discussione».

Qual è la situazione di Trimboli?

«Con Simone ho un rapporto quotidiano. Lui è un giocatore del Mantova e un professionista serio. Queste sono due certezze. Poi vedremo cosa succederà».

E Dembélé?

«È uno dei giocatori che avete imparato ad apprezzare col tempo, partita dopo partita. La famosa pazienza di cui parlavo prima. L’ho aspettato allora e lo aspetto ancora».

Che indicazioni ha tratto dalla prima amichevole?

«Qualche buono spunto l’ho visto. Nonostante il caldo e i soli 11 allenamenti sulle spalle. Ovviamente c’è tanto da lavorare».

Tra poche settimane ci sarà il debutto ufficiale in Coppa Italia contro la Lazio.

«Bellissimo. Affronteremo una squadra di Serie A (la Lazio, ndr). Valori totalmente diversi, ma sarà una partita vera, con tanti mantovani al seguito. Non vedo l’ora».

E all’esordio in campionato cosa si augura?

«Non saprei. Vorrei giocare in casa, questo sì. Con lo stadio pieno».

Che ambiente ha ritrovato intorno alla squadra?

«Di grande entusiasmo. Mi ha fatto piacere vederne mille alla prima amichevole».

Infine, la polemica sulla nuova maglia senza banda.

«Nel mio ufficio ho la foto di un Mantova degli anni ’60. Maglia senza banda, con disegno molto simile alle nostre. Ed era in Serie A. E comunque a me interessa una sola cosa: che la maglia sia sudata a fine partita. Solo questo conta».

(fonte La Voce di Mantova)

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