Il presidente del Mantova Filippo Piccoli è tornato a parlare dopo la presentazione dello scorso maggio del nuovo direttore sportivo Fabio Brutti. Il numero uno di viale Te si è concesso ai microfoni della “Gazzetta dello Sport”.
Diversi i temi toccati dal presidente Piccoli durante l’intervista: dalla salvezza, alla decisione di scegliere Brutti come ds al posto di Rinaudo, passando per il mercato, con uno sguardo al futuro.
«Io sono presidente, amministratore delegato e direttore generale. È il metodo che seguo anche nella mia azienda. Pur essendo una realtà molto più grande e strutturata, le decisioni strategiche vengono condivise da un gruppo ristretto. Nel Mantova il processo è ancora più snello: le scelte principali vengono prese da due persone. Credo nella rapidità e nella responsabilità diretta».
Quanto pesa la sua esperienza da imprenditore nel modo di fare calcio?
«Moltissimo. Ho sempre ammirato Sergio Marchionne per la sua dedizione totale al lavoro. Mi riconosco in quella filosofia: non sono il classico dirigente da ufficio e cravatta. Mi considero un lavoratore prima ancora che un presidente. Divido le mie giornate tra azienda e calcio, cercando di seguire ogni aspetto. Non amo delegare alla cieca: voglio conoscere, approfondire e comprendere. È il modo in cui ho costruito la mia attività e quello con cui sto portando avanti il Mantova».
Questo approccio ha inciso anche sulle recenti scelte societarie?
«Sì. Il calcio moderno propone modelli organizzativi molto diversi tra loro. La separazione con Rinaudo è nata proprio da una differenza di visione. Gli riconosco il merito di aver contribuito a risollevare una situazione molto difficile, ma immaginava una struttura con maggiore autonomia operativa. Io penso che a Mantova serva altro. Questa è una piazza che può crescere ancora molto, ma deve farlo mantenendo una dimensione familiare e un’identità precisa. Per questo abbiamo scelto di lavorare con persone che condividono la stessa idea, a partire da Modesto, un allenatore che stimo profondamente».
Il calcio italiano vede sempre meno proprietà nazionali. Come giudica questa tendenza?
«Le proprietà straniere hanno spesso disponibilità economiche enormemente superiori, ed è inutile negarlo. Però il calcio non si misura soltanto con i bilanci. Il rapporto umano, la presenza quotidiana e il legame con il territorio fanno ancora la differenza. Noi vogliamo dimostrare che è possibile crescere anche seguendo un’altra strada. I grandi fondi possono avere senso in metropoli come Milano o Roma. Mantova ha bisogno di un modello diverso».
La città non vedeva una proprietà così presente dai tempi di Fabrizio Lori.
«Negli anni il Mantova ha vissuto momenti molto complicati. Credo che la nostra gestione abbia dimostrato serietà e continuità. Abbiamo portato nel calcio la cultura del lavoro che applichiamo ogni giorno in azienda: organizzazione, metodo e attenzione ai dettagli. Senza proclami, ma con la volontà costante di migliorare».
Lei utilizza spesso la parola “crescita”. Dopo due salvezze consecutive in Serie B, che significato assume?
«La permanenza in categoria resta il primo obiettivo, perché la Serie B è un campionato estremamente competitivo. Crescere, però, significa molto di più. Vuol dire valorizzare i giocatori, sviluppare il settore sportivo, investire nelle strutture e rafforzare la società nel suo complesso. Un club si costruisce dentro e fuori dal campo».
La città sta accompagnando questo percorso?
«Mantova ci ha sempre sostenuto e ha riconosciuto il lavoro svolto. Ma penso che il potenziale sia ancora enorme. Mi riferisco sia al tessuto imprenditoriale sia alla partecipazione dei tifosi. Chi ha vissuto gli anni migliori ricorda uno stadio pieno e un entusiasmo travolgente. Quella deve essere la nostra ambizione».
Come è nata la scelta di affidare l’area sportiva a Brutti?
«Lo conosco da molto tempo. Ha accumulato esperienza nelle categorie inferiori e nel settore scouting del Verona. È giovane, preparato e possiede una visione moderna. Soprattutto ha compreso perfettamente cosa serve al Mantova. Con Modesto si è creata subito una sintonia importante e credo che da questa collaborazione possa nascere un progetto molto interessante».
Parlando di valorizzazione, il mercato sarà inevitabilmente un tema centrale.
«Noi non abbiamo la necessità di vendere per sopravvivere. La nostra priorità è costruire valore e consolidare il progetto. È chiaro che il mercato segue logiche proprie e che possono arrivare opportunità importanti. Per esempio abbiamo ricevuto un’offerta dall’estero per Bragantini, ma non era adeguata al valore del giocatore».
Che tipo di Mantova dobbiamo aspettarci nella prossima stagione?
«Non ci saranno rivoluzioni. Vogliamo dare continuità al percorso intrapreso negli ultimi mesi, costruendo una squadra sempre più vicina alle idee di calcio di Modesto. Le sue caratteristiche sono diverse rispetto a quelle di Possanzini e il mercato seguirà questa direzione. L’obiettivo è creare un gruppo coerente con la filosofia dell’allenatore».
Per lei, veronese e da sempre legato all’Hellas, la sfida contro il Verona avrà un sapore particolare.
«Sarà impossibile viverla come una partita qualunque. Verona è la città dove sono nato, vivo e lavoro. Da ragazzo ero tifoso dell’Hellas e in seguito sono diventato anche sponsor del club. Oggi, però, il Mantova occupa una parte enorme della mia vita. Pensare che pochi anni fa eravamo in Serie D e adesso possiamo affrontare il Verona è motivo di grande orgoglio».
Il prossimo campionato si annuncia ancora più competitivo.
«Senza dubbio. Il livello si alzerà ulteriormente. L’ultima Serie B è stata molto difficile, ma quella che sta per cominciare promette di esserlo ancora di più. Proprio per questo dovremo continuare a lavorare con umiltà, organizzazione e idee chiare».
(fonte Gazzetta dello Sport)
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Marchionne un grande manager che fece diventare la Fiat un Gruppo internazionale, sul presente invece stendiamo un velo pietoso, con la morte di Sergio è iniziato un trend purtroppo molto infelice! Sapere che il nostro Presidente si ispira a Marchionne è una notizia che può solo rendermi contento. E che può solo far credere in una società che vuole crescere, ma con “testa”. Grazie Filippo
Bhe speriamo non in tutto. Marchionne ha portato la FIAT in america smembrando ciò che restava di Mirafiori, speriamo che il Mantova lo lasci a Mantova