Mantova, le verità dell’ex ds Rinaudo

Parla al sito Tuttomercatoweb l'artefice della salvezza dei biancorossi: "Quando ho preso l'incarico ero abbastanza consapevole che la situazione avesse una percentuale di riuscita bassissima. Ma avevo voglia di fare un'impresa e raggiungere qualcosa di importante"

Rinaudo

Il sito Tuttomercatoweb pubblica una lunga intervista con l’ex ds del Mantova Leandro Rinaudo. Tanti gli argomenti sui quali il dirigente è stato stuzzicato, relativamente ai sei mesi trascorsi alla corte di Filippo Piccoli, coronati con la conquista della salvezza.

«È stato un percorso difficile ma allo stesso tempo molto bello – ha dichiarato Rinaudo –. Abbiamo vissuto dei momenti particolari sul piano dei risultati, non riuscivamo a tirare fuori la testa ma dovevamo essere bravi a crederci sempre. È stato un lavoro emozionale e motivazionale, per me e per tutti. Quando ho preso l’incarico ero abbastanza consapevole che la situazione avesse una percentuale di riuscita bassissima. Ma avevo voglia di fare un’impresa e raggiungere qualcosa di importante per regalare una soddisfazione a me, alla mia famiglia e alle persone che mi stano accanto. Ci sono stati dei momenti positivi anche dopo poco tempo, nel girone di ritorno, ma non avevamo mai trovato quella continuità che fa la differenza. La squadra però lasciava intravedere delle cose positive. E soprattutto c’era una motivazione forte. Tutti insieme siamo diventati un’unica cosa. E quando dico tutti parlo dal magazziniere al ruolo più alto del club. Quella è stata la vera vittoria. Il calcio è un lavoro di squadra , con il giusto senso di appartenenza si possono raggiungere risultati importanti».

Rinaudo accenna ai tredici inserimenti del mercato invernale: «Eravamo costretti a cambiare tanto, a correre e trovare una soluzione quanto prima affinché i calciatori potessero suonare la stessa sinfonia per raggiungere il risultato finale. Certamente a gennaio non avevamo l’appeal che potevano avere altri club, ma il presidente mi ha messo nelle condizioni migliori di lavorare. Abbiamo dovuto considerare anche il mercato estero, quindi aspettare il momento giusto per alcuni calciatori affinché potessero venire da noi. Per ogni ruolo avevo tre-quattro soluzioni e le ho portate avanti tutte fino alla fine. È stato, potremmo dire, un esperimento sociale».

Poi sugli uomini-mercato dell’Acm: «Bragantini è un professionista con delle qualità importanti per la Serie B. Si è messo in mostra, ha trovato continuità nel girone di ritorno. E quando questi calciatori mettono in mostra le loro qualità, risalta il bello del calcio. Ma non è il solo. Penso a Dembélé, oppure a Marras, Benaissa, Kouda e tanti altri ragazzi dai quali abbiamo estratto, con il tempo, le qualità. A Mantova sono stato a mio agio, motivato e soddisfatto di ciò che si faceva ogni giorno. Vedevo che la squadra rispondeva. Abbiamo centrato l’obiettivo, l’ultima partita in casa contro il Monza è stata la chiusura perfetta per salutare la gente».

Infine sul suo futuro, dopo l’addio al club di viale Te: «Ho fatto qualche chiacchierata. Per me è determinante, se non vitale, trovare un posto dove posso sentirmi me stesso e avere a che fare con persone che possono farmi migliorare giorno dopo giorno e dare il massimo. Spero possa venire fuori qualche soluzione a me gradita per dare continuità. Sono prontissimo, carichissimo. Ma devono esserci le condizioni: due persone che s’incontrano devono convincersi a vicenda. Per come vivo questo ruolo, con grande intensità e passione, devo essere pronto e carico a sposare il giusto progetto».

Redazione

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3 mesi fa

Chissà cosa poteva succedere con questo Ds……..

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