Si parla del Mantova su gazzetta.it, dove il giornalista Sebastiano Vernazza ricorda la figura di Gustavo Giagnoni, uno dei simboli dell’Acm, attraverso le parole del figlio Basilio.
“Oltre il colbacco c’era di più – attacca l’articolo pubblicato dalla versione online della Rosea -, si stagliava la figura di un “longosardo”, come amava definirsi lui stesso, Gustavo Giagnoni, l’allenatore rimasto nella memoria per un copricapo di pelliccia. Nato a Olbia e vissuto a Mantova, Giagnoni aveva l’anima divisa in due, tra Sardegna e Lombardia. Prima di essere stato un tecnico modernista, aveva giocato a centrocampo e in difesa nel Mantova, numero dieci di lotta e di governo, poi libero. Qui ne ripercorriamo la vita e le opere assieme al figlio Basilio, detto Ilio, ingegnere nucleare e appassionato tifoso del Toro. Tra le domande rivolte, Giagnoni jr. svela che fu Italo Allodi a volere papà Gustavo con sé al Mantova.
«E nacque l’epopea del Mantova piccolo Brasile. Una scalata impetuosa, dalla IVa Serie alla Serie A. L’allenatore era Edmondo Fabbri, il ct che nel ‘66 perse contro la Corea. A Mantova arrivarono Sormani, Dino Zoff, Schnellinger.… Nei ritiri, mio padre divideva la camera con Zoff. Diventarono amici, Dino sposò una ragazza mantovana, papà fece da testimone».
Poi svela un aneddoto: «Un retroscena, legato a Mantova-Inter del 1967, 1-0, con gol di Di Giacomo, rete facilitata dalla papera di Sarti, il portiere nerazzurro. L’Inter perse lo scudetto a vantaggio della Juve. I giocatori interisti erano convinti che avrebbero vinto senza problemi. Da anni Allodi era il manager dell’Inter e molti pensavano che grazie ai suoi trascorsi mantovani avrebbe aggiustato la partita. Mio padre, ancora calciatore, venne avvicinato da un giocatore interista per una combine. Papà gli rispose così: “Io queste cose non le faccio”. A parte Giagnoni, in quel Mantova giocava Dino Zoff, un altro incorruttibile. Nel primo tempo l’Inter sbagliò diversi gol, poi crollò».
Infine la storia del celebre colbacco: «Non era russo, ma finlandese. Glielo regalò un amico mantovano di ritorno da un viaggio. Non era neppure un simbolo politico, come qualcuno immaginava, l’Urss e queste cose qua. Mai stato comunista, papà. Era un moderato di sinistra»”.
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“Cume al Giagno a ghe nisun” sullo striscione del Club Catena,io c’ero.Poi il destino volle che ci incontrammo in un Torino -Napoli.Ciao grande Giagno.
Un uomo vero
🥰
Oltre che bravo Era una brava persona
GRANDE GIAGNO !!!! Giocatore, capitano, allenatore e anche dirigente…..un SARDO a MANTOVA!!!(