Con testa fredda e cuore caldo, il Mantova sbanca il Picco di La Spezia, e piazza uno scatto che potrebbe rivelarsi decisivo verso il traguardo salvezza. Un match condotto fin dai primi minuti con grande intelligenza e lucidità, sia dal punto di vista tattico, che da quello dell’atteggiamento e della personalità. Freddezza nel non cadere nei tranelli degli Aquilotti, tesi a cercare simulazioni, provocazioni e cartellini. Solidità difensiva, chiusure, buona gestione dei pericoli che venivano da palle inattive. Cinismo (finalmente) nel colpire quando se ne è presentata l’occasione, con due pezzi di bravura estratti dal cilindro di Bragantini prima, e di Buso poi. Accortezza nel non farsi schiacciare, nel non abbassarsi, anche in quei momenti in cui i bianconeri liguri sono andati vicini alla segnatura (una traversa, e due parate fondamentali di Bardi).
Brava la squadra, che ha saputo leggere e interpretare al meglio le varie fasi della partita. Tutti i componenti della rosa chiamati in causa al Picco hanno fatto egregiamente la loro parte, nessuno escluso. Bravo il mister, che l’aveva preparata evidentemente molto bene, e ha pure azzeccato i cambi (gol di Buso al primo pallone toccato). Considerando anche l’importanza e il coefficiente di difficoltà, probabilmente la miglior partita dell’era Modesto. La tifoseria aveva risposto in massa alla chiamata per un confronto salvezza importantissimo, ed è stata ripagata da una grande prestazione e da tre punti vitali. Ora, dall’alto di un rassicurante +7 , facendo pure gli scongiuri del caso, la retrocessione diretta appare veramente eventualmente remota. Per allontanarsi dal tranello dei playout resta invece da fare un ulteriore fondamentale passo, sotto forma di almeno una vittoria da incamerare fra Avellino e Südtirol. Le successive due sfide in calendario, contro le damigelle d’onore Monza e Frosinone, appaiono difficilissime; pertanto bisogna mettere il fieno in cascina prima di allora. Questo Mantova ha i mezzi e la convinzione per farcela, a patto di restare umili, e di pensare che ancora non si è fatto nulla.
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