Mantova, nervi tesi nel finale di partita: Possanzini risponde alla tribuna, minirissa al triplice fischio e Piccoli litiga con un tifoso

Scene surreali in campo e sugli spalti a corollario di una serata che sancisce apertamente la fine dell'idilio tra il club e la piazza

Scene surreali sul prato del Martelli e in tribuna centrale nei 25 minuti finali che decretano il tracollo dei biancorossi con il Catanzaro. Mentre la squadra affonda sotto i colpi autolesionisti dell’autogol-bis di Majer, del retropassaggio di Trimboli e in generale di una retroguardia inconsistente e troppo permissiva, si scatena la caccia verbale a Davide Possanzini. La pentola esplode, la misura è colma secondo il popolo benpensante della tribuna, per una volta più rimostrante degli altri settori dello stadio. Sarà la vicinanza alla panchina, sarà che gli errori dei suoi giocatori ingrossano la vena fino a farla quasi esplodere.

Così, tra il secondo e terzo gol ospite, si assiste ad un censurabile duetto tra i più scalmanati in tribuna e il tecnico che replica a gran voce e con gesti eloquenti. Come a dire: non finisce qui. Anche se qualcuno lassù vorrebbe che fosse già finita, perlomeno con lui alla guida dei biancorossi. Il dialogo surriscaldato prosegue, Possanzini è evidentemente in trance agonistica, forse poco lucido nelle sue reazioni. Il dt Botturi e il club manager De Maio si girano verso la tribuna e con chiari gesti invitano i tifosi a smorzare i toni, ad evitare di provocare il mister. Poi, lo stesso Botturi va a richiamare Possanzini ai limiti dell’area tecnica, lo tira per una manica, gli cinge un braccio al collo e lo richiama dove sia meno visibile. Ma solo per un attimo, perché la verve del tecnico riemerge e vuol guidare i suoi anche nel dramma sportivo, quando ormai la gara si è inclinata completamente dalla parte degli avversari. Torna a due passi dal campo, accetta il caos e le critiche, come all’improvviso fosse diventato sordo. Al fischio finale va a dire due paroline alla panchina ospite, si accende in campo un parapiglia che vede De Maio nelle vesti di body guard riportare la calma tra gli animi.

E anche in tribuna saltano i nervi a un tifoso che apostrofa il presidente Piccoli in malo modo. I due vengono quasi alle mani, prima che il numero uno di viale Te venga condotto verso gli scalini che portano in sede.

Redazione

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