Scossa in serie B: la Juve Stabia è stata posta in amministrazione giudiziaria per presunte infiltrazioni mafiose. Il provvedimento, eseguito dalla polizia di Napoli su richiesta della Direzione nazionale antimafia, nasce da un’indagine per violazione del Codice antimafia.
Secondo il procuratore antimafia Giovanni Melillo, la società sarebbe stata subordinata ai clan D’Alessandro e Imparato, con un controllo capillare su sicurezza, spostamenti della squadra, gestione dei biglietti e servizi di ristorazione. Si tratta del terzo caso in Italia, dopo Foggia e Crotone.
Ma la prima squadra non è la sola. Anche il settore giovanile sarebbe stato gestito da soggetti vicini alla criminalità organizzata, come dichiarato dal questore di Napoli, Maurizio Agricola. L’inchiesta è partita nel febbraio 2025 da un controllo su un addetto alla sicurezza legato al clan Imparato. Nella scorsa stagione, sono stati emessi 38 Daspo, di cui 22 riferiti a membri dei clan locali. Alterazioni nei dati permettevano persino l’accesso allo stadio a soggetti sottoposti a divieti.
In un comunicato però, la Juve Stabia ha precisato che i rilievi riguardano solo fornitori esterni (esercizi commerciali, distributori, ambulanze) e non coinvolgono soci o dirigenti, che non sono indagati né sospettati. Il club assicura che non ci sono rischi di penalizzazioni sportive e che l’attività proseguirà regolarmente, con l’obiettivo di “bonificare eventuali rapporti contaminati”.
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