Parla ancora il direttore sportivo del Mantova Christian Botturi. Nel momento più delicato della stagione, con i risultati della squadra biancorossa in caduta libera, con buona parte dei sostenitori che popolano il Martelli delusi e pessimisti circa l’obiettivo salvezza, il dirigente biancorosso si è messo a disposizione dei cronisti per analizzare le attuali criticità del pianeta Acm. Ecco i principali argomenti toccati da Botturi nell’incontro con i media.
I CONTI. «Mancano nove partite alla fine e ci sono 27 punti in palio. Cinque gare casalinghe e quattro fuori. Concretamente sappiamo che la tanto della nostra salvezza passa attraverso le partite casalinghe. Fattore campo, tifoseria, scontri diretti…Tutto inciderà. Iniziano a diventare importantissime anche le sfide lontano dal Martelli. E se vogliamo salvarci dobbiamo cambiare marcia fuori casa, come non è stato ancora fatto in questa stagione. Le rivali cis tanno riuscendo, noi l’obiettivo l’abbiamo solo sfiorato. Come a La Spezia, a Palermo, al di là del successo di Cittadella. Sfiorarlo ora non basta più. Abbiamo la consapevolezza che il percorso intrapreso e la classifica che ci ritroviamo fanno parte della stagione che avevamo delineato alla vigilia del torneo. Ci piacerebbe essere in una situazione più tranquilla ma ad oggi è così e ce la teniamo. Da dirigente sportivo vi dico che c’è la volontà di risollevarsi da qui».
IL MERCATO DI GENNAIO. «Prima della partita casalinga con la Sampdoria avevamo sei punti di vantaggio sui playout, eravamo a ridosso dei playoff. Consapevoli che in un torneo solitamente altalenante, la squadra aveva offerto sino a quel momento delle certezze, tant’è che non eravamo mai stati tra le ultime cinque della classifica. Il mercato di gennaio è stato vissuto per la situazione che stavamo vivendo in quel momento e per i segnali che la squadra aveva inviato nei mesi precedenti e in prospettiva. Di questo ho parlato anche col presidente Piccoli: se ho parlato di risparmio del budget, non l’ho fatto per fare il fenomeno, indipendentemente da ciò che pensa la gente. Non abbiamo rinunciato a prendere giocatori perché abbiamo il palato fino, ma perché per l’andamento che la squadra aveva tenuto sino a gennaio, erano sufficienti due acquisti mirati, che non rappresentassero doppioni. Altri inserimenti non potevano essere fatti. Se avessimo voluto prendere giocatori che sulla carta avrebbero potuto fare la differenza, lo ripeto – sulla carta -, saremmo andati in un target economico troppo elevato. E siamo convinti tutt’oggi che questi giocatori possano portare questa società alla salvezza in Serie B».
IL TRACOLLO. «Oggettivamente le cose sono cambiate dopo la gara con i blucerchiati. A livello di risultati, che ora sono negativi. Siamo in fondo in tutte le classifiche degli ultimi cinque turni. Ma anche delle ultime dieci e quindici giornate. C’è qualcosa che non funziona e lo sappiamo. Nel calcio c’è tanta soggettività e poi ci sono i dati oggettivi, dati dal responso del campo».
POSSANZINI NON SI TOCCA. «Vi do la certezza assoluta che Davide sarà l’allenatore del Mantova sino a fine stagione. Lui è l’unica persona e l’unico allenatore che può salvare il Mantova. Lo pensiamo da inizio stagione, anche quando eravamo quarti in classifica (dopo l’1-0 al Cittadella del 22 settembre, ndr). Questa squadra è nata con delle caratteristiche tecniche, motivazionali e psicologiche un anno e mezzo fa e non è semplice entrare in un gruppo di lavoro e fare rivoluzioni. Non voglio che passi il concetto che mi tengo stretto Possanzini perché non ci sono allenatori in giro».
POCHE PAROLE, MOLTI FATTI. «Ci sono tifosi che mi hanno chiesto di uscire allo scoperto, di dire o fare qualcosa pubblicamente. Questo è successo anche sabato all’uscita dal Martelli. Da due anni Piccoli ha parlato poco e fatto molto: il centro sportivo, il progetto triennale di andare in B realizzato in una sola stagione, la patrimonializzazione della squadra, i ritiri organizzati in un certo modo, l’immagine societaria migliorata, la maggiore vicinanza al territorio. Ora siamo facilmente attaccabili ma dico anche che ora i processi non servono a nulla. Come la negatività intorno alla squadra. Lasciamoli a fine stagione, i processi, sulla squadra, su Piccoli, su di me. Alla fine tireremo le somme e faremo i processi, semmai. Se qualcuno dovrà pagare, pagherà. La società prenderà eventuali decisioni. Sapevamo che sarebbe stato un campionato di sofferenza, ma questo non è il momento di fare processi sommari. Perché tutto è ancora possibile. La squadra è consapevole che la salvezza non è solo rimanere in B. Per noi significa dare visibilità a città e provincia, al lavoro sociale che svogliamo, aumentare la forza del club e dare continuità a qualcosa che da queste parti mancava da troppo tempo. Io non ho mai avuto problemi a metterci la faccia, il presidente ha fatto promesse e le ha mantenute, la squadra ha lavorato bene portandoci in Serie B e tenendoci lontano dai pericoli sino al confronto con la Samp. Da lì sono mancati i risultati ma ci sono state anche prestazioni positive, in cui non abbiamo capitalizzato i tre punti. La componente fondamentale è quella psicologica».
ZITTI E PEDALARE. «Per questi ragazzi mi butterei nel fiume, ora tocca a loro credere in loro stessi. Non possono più nascondersi dietro al sottoscritto, al presidente o alla società-modello che sta nascendo, dietro a “ricordiamoci da dove siamo partiti”. Questo non è più accettabile. Nel calcio conta solo il presente. Ora siamo ricordati per l’1-1 di Solini e per il tiro di Fiori che non ci ha regalato la vittoria. Da lì c’è stata una sola squadra in campo. Perché non abbiamo capitalizzato il lavoro svolto in precedenza? In sintesi: lingue meno lunghe, correre, concentrarsi e vivere il quotidiano fuori dal campo con la massima professionalità. Perché da qui al 9 maggio ci aspettano nove finali e vogliamo salvarci tutti. Con Possanzini in panchina. Che piaccia o no. Non mi faccio trascinare dalle voci o dalla cultura tutta italiana che il primo capro espiatorio è sempre l’allenatore. I calciatori devono uscire dalla loro comfort zone, tirare fuori quel che ciascuno ha e capire che salvarsi equivale ad acquisire lo status di giocatori di B. Quel che loro non hanno ancora. Devono ringraziare che la società li ha scelti dando continuità a molti per fare una categoria nuova per l’80-90% del gruppo. Nessuno gode di immunità per aver vinto il campionato. Chi pensa così non ha capito un c***o! Ora andiamo a Pisa e facciamo l’impresa».


“Se avessimo voluto prendere giocatori che sulla carta avrebbero potuto fare la differenza, lo ripeto – sulla carta -, saremmo andati in un target economico troppo elevato”. Bene, allora è inutile dare tutte le responsabilità all’allenatore (come fa buona parte della tifoseria) o ai giocatori (come di fatto sta facendo il DS). Sicuramente Possanzini ha commesso i suoi errori e i giocatori hanno limiti per oltrepassare i quali non basta la sola volontà. Ma i giocatori li ha scelti Botturi, rispettando (giustamente) il budget messo a disposizione da Piccoli. Ecco, ognuno sia trasparente: se il massimo che può fare adesso… Leggi il resto »