Le verità di Fabio Brutti. In una conferenza stampa allestita per fare il punto al termine del mercato estivo, il ds biancorosso ha affrontato i temi che riguardano l’Acm dal suo insediamento, lo scorso 1° luglio. «Una sessione di mercato particolarmente tosta, nella quale abbiamo proseguito il lavoro intrapreso nei mesi precedenti – esordisce Brutti -. L’obiettivo era quello di trovare calciatori funzionali per il calcio espresso dal mister. La rivoluzione, se posso definirla tale, è stata completata pressoché per intero, con 20 entrate tra riscatti e nuovi arrivi. Tra questi ci sono tre soli prestiti secchi, ovvero Vlahović, Tomašević e Chinetti, gli altri elementi sono invece di proprietà del Mantova o lo diventeranno al verificarsi di determinate condizioni. Le uscite in totale sono state 12, tra cessioni e risoluzioni. Per qualcuno ci abbiamo messo un po’ più di tempo ma alla fine tutto è andato a posto, hanno capito il progetto tecnico di Modesto e la volontà di ringiovanire la rosa. A tal proposito voglio ringraziare i club con i quali abbiamo intrapreso buone relazioni, ovvero Atalanta, Torino, Fiorentina, Roma, anche se in questo caso non c’è stato alcun trasferimento, e poi Bologna, Parma, Inter e Como. E anche gli agenti dei calciatori, con i quali ho collaborato in modo proficuo apprezzando il nostro progetto destinato alla valorizzazione dei giocatori. Non tutto è stato facile. In entrata abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi ad eccezione di uno (Dembélé, ndr). Ci ho sperato fino all’ultimo ma alla fine, e forse giustamente, è stata fatta la scelta di restare in Serie A. La trattativa più lunga è stata quella per Kouda. Ad un certo punto ho dovuto far finta di dimenticarmi di lui ma ero spesso a Parma e ho trovato la massima collaborazione della società emiliana. In conclusione siamo riusciti a creare una rosa che è la seconda più giovane di tutta la B, esaudendo le richieste non semplici del nostro allenatore e patrimonializzando la società. Modesto è parecchio esigente: si parte dalla tecnica, a determinate caratteristiche fisiche di forza e velocità, per vincere i duelli. Le richieste erano chiare e questo mi ha agevolato ma posso affermare a posteriori che è stato svolto un lavoro importante».
Quanto è stato difficile trattenere Trimboli e Bragantini, che all’inizio dell’estate sembravano in procinto di spiccare il volo verso altri lidi?
«Qualche retroscena c’è stato per entrambi, in coincidenza del raduno del 13 luglio. Due ragazzi che col presidente avevamo deciso di tenere con noi, nonostante le richieste, che soprattutto per Bragantini sono arrivate anche negli ultimi 2-3 giorni di mercato, da una squadra di A. Con i calciatori abbiamo parlato, e con noi anche Modesto, spiegando che il Mantova è una società che vuole crescere e che non era ancora arrivato il momento di cederli. Lo ammetto, resta un obiettivo della società formare e vendere ma lo è anche allestire una squadra competitiva. Abbiamo ritenuto che una cessione fosse sufficiente. Per me Bragantini ha enormi margini di miglioramento, doveva rimanere ed è rimasto. Oggi è molto contento di questa soluzione, è un ragazzo educato e spinge forte in allenamento. Simone è il capitano e l’anima della squadra. Si è sempre allenato benissimo e ha preso coscienza di essere sempre più dentro al progetto. Dopo un periodo difficile ora tutto è rientrato nei ranghi».
Trimboli è anche in scadenza di contratto. Ci sono novità al riguardo?
«Ci stiamo lavorando, come su altri. Ma la priorità è per Simone. È un lavoro importante quello che stiamo facendo. Con l’agente di Trimboli ci siamo incontrati anche lunedì scorso e speriamo di trovare presto la quadra».
Alla fine l’unico sacrificato, se possiamo definirlo così, è stato Marras…
«Una trattativa veloce. Tommaso è stato convinto da subito di andare a Pisa, la nostra richiesta è stata chiara e dopo qualche tentativo siamo giunti alla cifra richiesta. Era un giocatore importante e col presidente ci ho riflettuto, ma la sua cessione ci ha permesso di reinvestire la cifra su altri calciatori mantenendo la società solida. Insomma, è un sacrificio che andava fatto per potersi garantire altri inserimenti».
E Ruocco avrebbe mai rischiato di essere ceduto?
«All’inizio la sua situazione non era semplice. Aveva avuto un paio di offerte. Ma non ho mai pensato di cederlo, perché la scorsa stagione era stato spesso determinante in gare molto particolari per il destino del Mantova. Naturalmente non potevo immaginare un inizio così esplosivo da parte sua».
Quanto ha inciso nella costruzione della squadra il lavoro di scouting che avete messo in piedi?
«Il Mantova non poteva restare senza un apparato di questo tipo. Lo scouting ha proposto, ma alla fine la decisione finale spetta sempre all’allenatore. I quattro ragazzi che si occupano dello scouting hanno lavorato tantissimo da fine maggio fornendo un’ampia scelta di nomi nei ruoli in cui avevamo necessità di potenziarci. E sarà sempre più importante questo aspetto, in vista di gennaio e dell’anno prossimo. Nel calcio di oggi non si può più fare a meno di uno scouting competente. Ad esempio Longonda viene da qui. Visto e rivisto, alla fine posizionato tra i quattro appetibili per quella zona di campo. Era assolutamente da prendere».
Ci sono eventualmente ancora slot disponibili per inserire altri giocatori in rosa?
«Avendo un organico così giovane, sì. Mi pare quattro o cinque. Anche se non abbiamo giocatori-bandiera. Lo diventerebbero eventualmente Trimboli, Bragantini, Wieser e Radaelli a partire dalla prossima stagione. Gli unici rimasti dall’anno zero della società».
Detto che pare completamente soddisfatto sotto il profilo qualitativo lo è anche dal punto di vista numerico?
«Oggi abbiamo 26 calciatori. Avrei inserito ancora un esterno destro che potesse giocare anche dietro. Dembélé, appunto. Lì potrebbe servire ancora qualcosa. Silva si sta applicando con buonissimi risultati e fin dalla prima telefonata avuta col mister sapeva che sarebbe stato reinventato in quella posizione. Lo conoscevo e lo avrei voluto portare a Caldiero. Lui, giustamente ha rifiutato e ha avuto una bell’annata a Crotone da attaccante esterno. A Padova ha fallito perché penalizzato da infortuni. Modesto è stato anche qui decisivo, ha avuto una grande intuizione. E poi aspettiamo anche il rientro di Radaelli, che ormai durante la sosta rientrerà in gruppo a pieno carico. Ci stiamo comunque muovendo per monitorare altri profili in vista di gennaio».
In cosa consta la fase 2 del consolidamento del Mantova a cui il presidente Piccoli ha più volte fatto cenno?
«Dal punto di vista delle operazioni fatte, ho sempre avuto tutto il suo supporto. Non c’è stato un solo giorno di mercato in cui non mi abbia detto di andare avanti, di fare ciò che ritenevo giusto secondo il budget a disposizione, ma con una forza tale da farmi dire che è difficile trovare un imprenditore tanto convinto di poter fare il bene del Mantova. E anche la nuova organizzazione comporta dei costi. Dalla colazione al pranzo obbligatori, alla cuoca, al nutrizionista, allo psicologo sportivo, agli aspetti sanitari completamente cambiati rispetto al recente passato. Tutto al servizio di una società che sta crescendo».
Alla luce di ciò di quanto sarebbe aumentato il budget complessivo messo a disposizione dell’Acm?
«Tra stipendi e costi vari siamo sugli stessi valori dello scorso gennaio. Se ci confrontiamo con l’anno passato sì, c’è stato un incremento all’incirca del 20%».
Soddisfatto del rendimento di Gliozzi?
«Ettore fa un lavoro incredibile di cui beneficia l’intera squadra. Si sta allenando benissimo e siamo contenti di lui. Gli viene fatta una richiesta non semplice da parte dell’allenatore ed è normale che non arrivi tutto subito. C’è un percorso che dev’essere compiuto, dietro a tutto ciò. Non so quali fossero le aspettative ma se hanno fatto gol tanti altri e anche perché godono del suo lavoro. Parliamo di un giocatore che lavora tanto per gli altri. Poi arriveranno anche i suoi gol. Che in questo momento non ci mancano».
Presto vedremo anche Spinaccè?
«Sì, è praticamente pronto. Un ragazzo cresciuto tantissimo, con una struttura importante, forte e resistente. Ci darà una mano».
Presidente, ds e allenatore: li sentite gli applausi che il Martelli vi destina al vostro ingresso in campo?
«Sì, ma credo che siano più per Piccoli e Modesto, in tutta sincerità. La mia preoccupazione è che la gente capisca il lavoro e gli sforzi che il presidente sta facendo».
Ha mai pensato che ingaggiare tanti atleti in cerca di rilancio potesse anche non funzionare?
«I dubbi li hai sempre. Da parte abbiamo un fuoriclasse che risponde al nome di Francesco Modesto, che per me è un predestinato. Scherzando gli dico che i giocatori glieli ho procurati, poi ci pensa lui con lo staff tecnico a perfezionarli. Sanno far crescere anche qualche calciatore che può rappresentare una scommessa, perché magari si era un po’ perduto».
Quali i margini di crescita?
«Al di là dei risultati, ci sono eccome. Ad oggi stiamo giocando senza Meroni, Trimboli, Vesentini, Radaelli, ovvero giocatori importanti e che conoscono quasi tutti la categoria. Ci sono margini a livello individuale e di squadra. Si sa che i giovani possono avere un rendimento più ondivago ma ci stiamo lavorando. Ad esempio Tomašević ha avuto un ottimo impatto con la B, forte fisicamente e mentalmente. Lo aiuteremo a migliorarsi».
Si aspettava un inizio di stagione con questi numeri?
«Lo sognavo. Ma ammetto di essere io stesso un po’ sorpreso. Se mi avessero detto che passavamo un turno di Coppa Italia ed esordivamo con 10 punti su 12 ci avrei solo sperato. Hanno lavorato bene da subito e va considerato che alcuni giocatori sono arrivati solo ad agosto. E che col Carpi ci ritrovavamo con quattro elementi fuori. Non dico che fossi preoccupato ma non era un bel segnale. Oggi sono un ds invidiato? Ne sono orgoglioso, mi tengo stretto l’incarico e la forza dei risultati mi spinge a dare ancora di più, con grande entusiasmo, per essere al passo con la velocità a cui viaggia il presidente e con quel che dobbiamo ancora fare».
Sono state importanti le garanzie nei confronti delle società con cui il Mantova è venuto in contatto in estate?
«Fondamentali queste aperture di credito. Prendete Kouda. Da gennaio è un giocatore trasformato e questo agevola la trattativa. Quel giocatore lo do volentieri a Modesto perché lo farà crescere e lo valorizzerà. Oggi i club e gli agenti ragionano anche così nei confronti di una società solida, pulita e con un vertice serio».
L’obiettivo stagionale cambia?
«No. Salvarsi il prima possibile. Tante squadre si sono rafforzate. Questo è l’obiettivo che abbiamo tutti in testa. Stare concentrati e salvarsi alla svelta. Il Pisa ci metterà subito sull’attenti».
A parte Dembélé quale giocatore le è scappato e qual è il colpo di cui è più orgoglioso?
«Probabilmente l’acquisto di cui sono più felice è Ilie, perché è un ragazzo di livello internazionale che ha scelto di venire a Mantova. Il colpo mancato? Topalovic, per livello ed età. E per la connessione con Spinaccè. Alla fine era partito in tournée con l’Inter e avremmo dovuto aspettare troppo».
Si aspetta qualche biancorosso in Serie A il prossimo anno?
«Di valori ce ne sono, penso che possano esserne all’altezza. Nella logica di mercato può accadere che qualche calciatore lo si venda in A. Ma solo per il bene del Mantova, per crescere creando patrimonio e investendo. Quest’anno abbiamo reinvestito tutto quanto incassato e il presidente di soldi ne ha aggiunti. Sognare non costa nulla, nessuno vieta di farlo. Occorre essere razionali e divertirsi. Oggi il pensiero è a salvarsi. Non abbiamo mai pensato di essere forti davvero, altrimenti ci pensa Modesto a spegnere l’ardore…».
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