Esordio con vittoria per mister Lorenzo Rubinacci sulla panchina della Reggiana. Nel derby con il Mantova al Mapei Stadium, decide il match della 24ª giornata di Serie B l’eurogol di Charlys al 9′. A fine gara il tecnico commenta così il successo.
Mister, esordio migliore non poteva esserci. Quali sono le sue sensazioni?
«È stata una partita dura – afferma Rubinacci – , come tante nella mia carriera, decisa fino all’ultimo. Tornare qui a Reggio da allenatore è una sensazione incredibile, con questo pubblico è stato davvero speciale. Però non abbiamo fatto ancora nulla: si festeggia solo alla fine del campionato. Ai ragazzi ho detto una cosa semplice: mi avete fatto vincere voi. Io sono arrivato e ho trovato questo gruppo. Avete tirato fuori amore per il lavoro, per la maglia, per la città. La vittoria è loro».
Aveva chiesto un cambiamento mentale. Bertagnoli, ad esempio, è sembrato trasformato. Come ci è riuscito?
«Non ci sono segreti. Sono stato me stesso. Ho avuto la fortuna di averlo già allenato e quindi lo conosco: so quali sono i suoi punti di forza, i suoi limiti, il suo carattere. Quando conosci un giocatore sai quali corde toccare. Un allenatore deve saper entrare nella testa e nell’emotività dei suoi calciatori. Io non devo dare qualcosa in più, devo tirare fuori quello che hanno dentro».
Ha scelto il 3-5-2. È un’idea per il futuro o legata solo a questa partita?
«Il futuro per me dura sette giorni. Si lavora settimana per settimana, in base a quello che si ha a disposizione. Il sistema di gioco non è un problema, conta l’equilibrio della squadra. Moduli e numeri sono strumenti, ciò che fa la differenza è l’atteggiamento».
È stata una vittoria di sacrificio. Cosa ha detto alla squadra prima della partita?
«È stata una grande prestazione, anche da parte di chi è entrato. Le corde da toccare sono tante: questo è un mondo a parte, fatto di emozioni condivise. Vivo questo ambiente da trent’anni. Ho parlato di spirito, di appartenenza, di responsabilità. Non serviva altro».
Nel finale ha inserito giovani come Mendicino e Vallarelli. Una scelta coraggiosa.
«Se non facciamo certe scelte, forse non tiriamo fuori il massimo. Io credo nei giovani e nel lavoro. Bisogna dare fiducia e responsabilità. Qui c’è spazio per esprimersi e crescere».
Un po’ di fortuna ha aiutato?
«Nel calcio la fortuna conta. Un rimpallo, un pallone che scivola, sono episodi che incidono. Credo che la fortuna venga più facilmente incontro a chi è forte mentalmente. Se hai pensieri forti, sei più pronto a coglierla».
La squadra non vinceva da due mesi. Qual è l’errore da non commettere ora in vista di Empoli?
«Non dobbiamo perdere ciò che si è visto: la parte emotiva, il tessuto nervoso. C’era un’energia incredibile nello spogliatoio, negli sguardi. Se perdi questo, vai contro un muro. Dobbiamo alimentarlo e trasformarlo in abitudine. È questo il vero segreto».

