Mantova-Reggiana, dal vangelo dell’abbonato Matteo

Trame orizzontali, ragnatele di passaggi, che in 98 minuti hanno portato zero pericoli alla porta ospite. Un atteggiamento attendista, che purtroppo ha portato a non cavare un ragno dal buco

Il derby del Po è di nuovo tabù. La Reggiana conferma la sua fama di bestia nera, e ancora una volta sbanca il Martelli. Raccogliendo, va detto, tre punti assolutamente meritati per quello che è stato l’andamento dell’incontro. Brutta prestazione quella offerta della squadra biancorossa. L’aggressività su ogni pallone, e l’incisività offensiva apprezzate nelle due precedenti sfide casalinghe contro Padova e Spezia, stavolta non si sono proprio viste.

Trame orizzontali, ragnatele di passaggi, che in novanta e passa minuti hanno portato zero pericoli alla porta di Motta. Da segnalare solo un bella punizione di Galuppini e un tiro velenoso di Paoletti; ma nulla che possa essere classificato come limpida palla-gol. E ancor più grave, nemmeno nel lungo recupero, disputato in superiorità numerica, il Mantova non ha prodotto vere occasioni pericolose. Un atteggiamento attendista, che purtroppo ha portato a non cavare un ragno dal buco. E che, campanello di allarme pure peggiore, non ha garantito l’immunità dalle sortite offensive reggiane: oltre alla rete di Reinhart ci sono stati il gol annullato a Gondo per un tocco di mano visto solo dal Var, e la rete divorata da Portanova a tu per tu con Festa. Segno che la difesa biancorossa è tornata a fare acqua, soprattutto al centro, dove i granata emiliani hanno affondato ogni volta che hanno tentato un contrattacco.

Massima resa e massima efficacia per Dionigi, tanto fumo e zero arrosto per Possanzini. Questo in sintesi il verdetto del Martelli. Vero, si sono fatte sentire pesantemente le assenze. Fedel ha disputato una partita ordinata e volonterosa, ma certo non garantisce le sgroppate e la pericolosità offensiva di Radaelli. Maggioni a sinistra (per la squalifica di Bani) non rende come sulla sua fascia d’elezione. Bonfanti ha fallito ancora una volta, facendo ampiamente rimpiangere Mancuso. Preoccupante ma ormai acclarato un fatto: all’indiscutibile ampiezza, dal punto di vista quantitativo, della rosa biancorossa, non corrisponde, salvo che per la batteria di esterni offensivi, un livello qualitativo adeguato (vale anche per il centrocampo). I giovani Mullen e Pittino finora sono state meteore. Fiori è uscito dai radar. Majer non è più presentabile. E chi più ne ha più ne metta.

Le ultime righe, doverose, vanno dedicate al doc biancorosso. Ballardini è stato per decenni una colonna della società di viale Te, e un professionista con il Mantova nel cuore. Non sappiamo quali divergenze conseguenti al cambiamento dirigenziale di fine ottobre abbiano portato alla separazione delle strade del doc e dell’Aciemme, ma resta doveroso un grande grazie a chi ha prestato per tanti anni con passione e competenza il suo servizio per i colori biancorossi.

Redazione

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1 Commento
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Vergilius II
10 mesi fa

D’accordo: il gioco del Mantova è lezioso e spesso improduttivo. Ma una squadra che gioca in dieci in difesa per tutta la partita è l’anticalcio. Smettiamola di dire che i tre punti sono meritati, quando non si fa nulla se non aspettare l’errore dell’avversario. Davvero vorreste vedere il Mantova giocare così?

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