Mantova-Modena, dal vangelo dell’abbonato Matteo

I giocatori più esperti devono farsi carico della leadership evaporata dopo le partenze estive e trascinare il gruppo. Perché siamo solo a inizio campionato ma le altre squadre corrono e non aspettano

Dissolte. L’impronta di gioco piacevole, riconoscibile ed elogiata da tutti gli addetti ai lavori. L’ipnozona, il palleggio, la fluidità della manovra. Tutte le belle cose apprezzate da critica e pubblico nel biennio possanziniano sembrano essersi dissolte in questi tre mesi fra pre-season e competizioni ufficiali. Quello che è rimasto invece sono le vulnerabilità, le debolezze, i limiti e i difetti noti e arcinoti: le magagne difensive sulle palle inattive, i rischi nella costruzione dal basso, lo scarso carattere e la poca cattiveria agonistica. Acuite purtroppo dalle partenze di due giocatori chiave come Brignani e Burrai, i cui sostituti finora hanno offerto un rendimento nemmeno lontanamente all’altezza degli standard necessari per stare a galla in questa difficile serie B.

L’assenza forzata (provvedimento iniquo, come fu quello a Cremona per i mantovani lo scorso anno: giusta la protesta solidale della Te) della tifoseria canarina ha annacquato l’atmosfera del derby, ma non ha reso meno bruciante e dolorosa la batosta. Non è ancora contestazione, ma la tifoseria è in subbuglio. E sul banco degli imputati, per gli sportivi, ci sono Botturi e Possanzini. Il ds per le operazioni di mercato, discusse e discutibili, e per ora lontanissime dal mantenere le aspettative. Il mister per alcune scelte di formazione non sempre comprensibili, e per l’ostinazione a non adattare il sistema di gioco agli interpreti che non sono più quelli dello scorso biennio. Poi come sempre in questi casi, accanto alle critiche ragionate e ragionevoli, abbondano quelle sguaiate, gratuite e impregnate di ingiustificato rancore e ingratitudine per quanto ottenuto nelle due stagioni passate. Ma si sa, è così ovunque e per tutti, sono le regole del gioco. Può darsi che verremo smentiti, ma visto come sono stati gestiti i periodi di crisi della scorsa annata, non crediamo che la società intraprenda la strada del cambio in panchina. E la rosa, almeno fino a gennaio, è questa e questa rimane. Per cui non ci sono alternative, bisogna trovare il modo di uscirne. Serrando le fila, e facendo tutti quanti in primis un bagno di umiltà. Possanzini deve capire cosa non va e correggere i difetti più evidenti, anche a costo di accantonare qualche titolare, e di abiuarare qualche dogma. I giocatori più esperti devono farsi carico, da subito, di assumersi la leadership evaporata dopo le partenze estive, e trascinare il gruppo. Perché siamo solo a inizio campionato ma le altre squadre, come ribadito dai risultati di questo turno, corrono e non aspettano. E nessuno vuole nemmeno pensare di ritrovarsi a gennaio con una situazione di classifica già ampiamente compromessa.

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