Grazie alla sua doppietta il Mantova è riuscito a sbancare lo stadio “Euganeo” di Padova. Davis Mensah è tornato decisivo come ai tempi della Serie C. L’attaccante biancorosso ha raggiunto il record personale della passata stagione.
Doppietta decisiva: conta più il dato personale o la vittoria?
«L’importante era portare a casa i tre punti e sono contento. Però è una vittoria di squadra: non abbiamo fatto ancora niente, il nostro obiettivo è la salvezza e dobbiamo continuare su questa strada».
Da dove bisogna ripartire dopo questo successo?
«Dobbiamo ripartire da questi tre punti. Per noi inizia un nuovo campionato: era la prima giornata di ritorno e ci aspettano tante battaglie. Il mister ci chiede di dare tutto quello che abbiamo in campo. Guardando la classifica, tante squadre davanti a noi hanno vinto, quindi è come se non avessimo fatto nulla. Bisogna andare avanti, crederci e continuare a lavorare».
Che gruppo è questo Mantova?
«Abbiamo una squadra fantastica, lo dico sia da fuori che da dentro il campo. Siamo un gruppo vero e vogliamo raggiungere la salvezza il prima possibile. Sono qui da quattro anni e devo dire grazie ai ragazzi, perché non era scontato: hanno scelto me e sono davvero contento. Questa doppietta è anche per loro».
La dedica per i due gol?
«Ovviamente a mia moglie e a mio figlio. Mi aiutano sempre e mi fanno sempre i complimenti. Non sono un bomber, questo è chiaro a tutti, ma speriamo che con questa doppietta possa diventare almeno un “mini bomber”. In realtà devo ancora realizzare del tutto quello che è successo, probabilmente lo farò domani: adesso ho ancora gli occhi lucidi perché non ci credo ancora».
A 34 anni segnare una doppietta in Serie B che valore ha?
«È qualcosa di bello e importante. Però, come dice sempre il mister, non abbiamo fatto niente: questo ti aiuta anche a restare con i piedi per terra dal punto di vista emotivo. Io cerco sempre prima di tutto di dare una mano alla squadra, di fare assist e lavorare per i compagni. Oggi è capitato di segnare due gol e sono felicissimo, ma la cosa fondamentale resta la squadra».

