Mantova: Possanzini è il passato, viva Possanzini

Volevamo farne il nostro Sir Alex Ferguson, un condottiero insieme al quale volare sempre più in alto, ma tre giorni dopo essersi guadagnato la stima del vertice societario, è stato condannato ed è finito in fretta e furia sulla croce

Non sono amico, parente o affine del signor Davide Possanzini, né sostengo emotivamente una squadra chiamata Ac Possanzinese. Non sono nemmeno così sprovveduto da ignorare che il bene della squadra del cuore venga prima di qualunque legame di stima per il singolo individuo, fosse egli stesso un superbomber, comunque un top player o magari anche il protagonista in panchina – numeri alla mano – di una delle più straordinarie promozioni nell’ultracentenaria storia dell’Associazione Calcio Mantova e conseguentemente di una salvezza ottenuta contro ogni pronostico.

Altresì riconosco la validità dei suoi principi calcistici, applicati – in determinate condizioni – con meticolosità nei dettagli, alla ricerca ossessiva della perfezione. Sono quelli che ci hanno fatto godere – sì, perché di godimento puro si è trattato – dall’estate 2023 alla scorsa primavera. Si può godere anche nella sofferenza, nell’incertezza di un obiettivo da raggiungere fino all’ultimo minuto della partita conclusiva della stagione: lo sapevate?

Oggi Davide Possanzini è stato esonerato, lui che sembrava avere nove vite come in uso nei Paesi anglosassoni, visto che le sette dei felini nostrani per uno così parrebbero persino poche. Volevamo farne il nostro Sir Alex Ferguson, un condottiero insieme al quale volare sempre più in alto, ma tre giorni dopo essersi guadagnato la stima del vertice societario, è stato condannato ed è finito in fretta e furia sulla croce. Una sorta di resurrezione al contrario. Se si ritiene che il problema fosse l’allenatore o che non godesse più della fiducia dello spogliatoio, è giusto che si sia agito in questo modo. Personalmente non credo sia stata una mossa azzeccata, nei modi e nelle tempistiche. Niente paura: è atteso entro maggio il verdetto definitivo.

Piaccia o no, va ricordato che l’immagine del signor Possanzini resta incancellabile nella storia dell’Acm. Lo rimangono i suoi record, alcuni dei quali imbattibili o imbattuti per chissà quanti anni ancora a venire, e pazienza se la fedina si è sporcata recentemente anche di qualche primato di cui gli affezionati al biancorosso avrebbero fatto volentieri a meno. Più dei numeri contano le emozioni, la passione che una squadra ha saputo risvegliare, spesso in condizioni di generale inferiorità con gli avversari di turno. E benché non si viva di ricordi, che il calcio ci insegna quanto conti solo il presente anche sei hai fatto innamorare una città intera, Davide Possanzini sotto questo punto di vista ha stregato la piazza mantovana regalandole giornate (e nottate) che nessun tifoso potrà mai dimenticare.

Tutto ciò mi induce a perdonargli persino qualche esperimento tecnico-tattico di troppo, un’ostinazione a metà tra il coraggio estremo e l’incoscienza, e le bugie bianche (su tutte «sono contento del gruppo di giocatori che ho a disposizione») nelle conferenze stampa, che naturalmente noi cronisti non più di primo pelo abbiamo faticato a definire credibili. D’altronde, che cosa avrebbe dovuto dire? Ho una squadra sostanzialmente inferiore allo scorso anno? Questo tizio con me ha chiuso ma all’occorrenza gli chiederò di gettarsi nel fuoco per la maglia salvo poi riferirgli di trovarsi un’altra sistemazione alla prossima apertura del mercato invernale? È proprio questo il punto. Se un errore grave ha commesso, è quello di aver avallato le scelte estive di un ds che ha già pagato con l’allontanamento la fallimentare campagna acquisti per la stagione in corso. Obbligato – l’allenatore – a difendere tali scelte a giochi fatti sì, ad esserne complice in fase di costruzione della squadra proprio no.

L’ultima riflessione è per i tifosi o presunti tali, in particolare per la tribuna del Martelli, in cui si annidano personaggi davvero disgustosi. Alcuni dei quali sono occasionali non paganti, invitati da sponsor e partner del club, di quelli che prendono le sventure dei biancorossi come un pretesto per riversare su di essi le loro giornaliere frustrazioni. Altri invece profumatamente paganti e per questo convinti di poter vomitare con legittimità su Davide Possanzini le peggiori udibili offese. Un paio sono pure dalle mie parti, sotto la tribuna stampa, e non mi dilungo in dettagli perché è fin troppo facile riconoscerli. Se la Curva Te merita un plauso per il sostegno spesso incondizionato, i mugugni del resto dello stadio sono da tempo censurabili. Ora questi soggetti potranno tornare al Martelli con rinnovata serenità godendo di tutto il tempo necessario ad individuare nuovi capri espiatori. Parrebbe esserci solo l’imbarazzo della scelta.

 

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Mauro
Mauro
3 mesi fa

Il bravo allenatore non lo scelgono né il presidente, né il DS, né qualcun altro, ma i giocatori. E i giocatori erano con Possanzini.
Il silenzio della curva con la Reggiana ha solo nuociuto all squadra, non ha interessato minimamente i vertici calcistici.
Dopo il 2-0 sul Cesena, con l’uscita di Mensah, doveva cambiare metodo?
A Padova, dopo il 2-0,ha mantenuto la stessa squadra per un incontro che rimarrà nella storia.

Alberto
Alberto
3 mesi fa

Disamina un tantino melodrammatica, a mio avviso il buon Possanzini si è dimostrato ancora acerbo per la serie B. Magari diventerà il nuovo Guardiola, ma per il momento l’ho trovato a tratti francamente imbarazzante…. vedremo con Modesto cosa succederà, ma allo stato attuale il cambio del mister era l’unica strada percorribile per sperare in qualcosa di meglio della retrocessione (10 sconfitte su 16 incontri non possono essere un caso). Certo la colpa non è tutta sua, ma non potendo cambiare la squadra….

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