Tanto tuonò che alla fine piovve. Si chiude un’era in viale Te, ma un’era non certo banale. Quella di un allenatore che ha portato una società retrocessa sul campo in Serie D, a stravincere un campionato di C da underdog. Attirando le attenzioni di mezza Italia calcistica per il gioco propositivo, di possesso, di palleggio, di padronanza totale del campo e delle partite. E a portare a casa una salvezza in B con una rosa qualitativamente appena sulla linea di galleggiamento, e un monte ingaggi fra i più bassi della cadetteria. Il visionario dell’ipnozona andrà a cercare fortuna in altri lidi, e siamo convinti che mieterà altri successi se una società gli darà tempo e fiducia.
Ma è assodato che i due anni e mezzo in cui ha guidato il Mantova resteranno negli albi d’oro, e nelle menti e nei cuori degli aficionados biancorossi, come una delle pagine più luminose ed emozionanti della storia dell’Aciemme.
Non è un mistero che la panchina del mister di Loreto traballasse da tempo. La classifica piange, e già dopo la debacle col Catanzaro sembrava destinato a essere congedato insieme a Botturi (l’altro artefice, per inciso, di questa parentesi gloriosa). Ci sta, niente di sconvolgente. Si sa che nel calcio quello che si è fatto fino a ieri è un bel ricordo, ma conta il presente, il qui e ora; e gli allenatori sono precari per definizione, sono le regole del gioco, e Possanzini di errori ne ha commessi. Normale. Ma non ci si aspettava che l’esonero arrivasse ora, con questi tempi e modi. Nei tempi, poiché non più tardi di giovedì scorso il presidente Piccoli con dichiarazioni nette sembrava aver blindato la panchina di Possanzini. E sabato a Cesena è arrivata sì una sconfitta, ma delle più onorevoli: ribaltati dopo essere andati in vantaggio di due reti, e contro una squadra, quella romagnola, che staziona nei quartieri altissimi della classifica. Nei modi, perchè il comunicato con cui viale Te ha congedato l’allenatore della promozione appare freddo e stringato, privo dei toni che ci si sarebbe attesi per chi in biancorosso ha comunque scritto pagine memorabili. Non sappiamo cosa sia successo nel dopo partita del Manuzzi, resta che la decisione è stata in parte una sorpresa. Vero che la situazione di classifica è pesante, vero è che gli stenti vanno avanti da tutta la stagione con rarissimi lampi, ma vero anche ma la salvezza tutto sommato dista solo due punti.
Prendiamo atto che il ds arrivato in viale Te a fine ottobre ha di fatto preso in mano le redini, e sta plasmando staff tecnico e societario con uomini di sua fiducia. Prima è stato congedato De Maio. Poi il brusco e sorprendente allontanamento dei dottori Ballardini e Romeo. Infine Possanzini, con l’intero staff tecnico. Nulla di strano, è normale che un dirigente che arriva chieda carta bianca, e metta nei posti chiave uomini di sua fiducia. Resta come detto qualche perplessità nei modi, perchè persone che hanno scritto la storia come Ballardini e Possanzini non possono essere messe alla porta con freddezza e distacco come fossero meteore di passaggio.
Questa è una stagione nata davvero male, fin dal precampionato (vedere alla voce amichevoli estive e Coppa Italia). Gli acquisti estivi si sono rivelati quasi tutti non all’altezza: facile dirlo col senno di poi, ma il mercato è stato fallimentare. Il disastroso Majer e il deludente Bonfanti ne sono gli emblemi. E Botturi ha pagato con l’allontanamento. Ma in un angolino della mente, restiamo fermamente convinti che Possanzini ce la potesse fare ancora una volta, sul filo di lana, a portare questa rosa a un’altra sofferta salvezza al fotofinish.
Modesto fece un’ottima impressione quando venne al Martelli due stagione fa con l’Atalanta Under 23. Non abbiamo dubbi sul fatto che sia un bravo allenatore, ed è giusto dargli fiducia e apertura di credito. Resta il fatto che si tratta di un altro mister che cerca di arrivare al risultato attraverso il gioco. Non è il cagnaccio “risultatista” alla Castori o Bisoli che gran parte della piazza invocava, per essere chiari.
Personalmente avremmo visto Modesto come una buona scelta per far partire un nuovo ciclo la prossima estate, mentre abbiamo qualche perplessità su un suo ingresso in corsa, in una squadra con l’acqua alla gola. Ovviamente saremmo felicissimi di sbagliarci, e gli facciamo un grande in bocca al lupo. Va da sè che le sorti della stagione dipenderanno anche da cosa la società riuscirà a fare nel mercato di gennaio (e quella sarà la prova del nove anche per valutare l’operato di Rinaudo): non sarà semplicissimo convincere giocatori che fanno la differenza in categoria a trasferirsi in una società coinvolta in piena bagarre retrocessione; e di prestiti di calciatori che fanno i panchinari fissi in squadre di media classifica (vedi un Giordano dello scorso gennaio ad esempio) difficilmente potranno migliorare il livello della rosa.
Vedremo. Sarà il tempo, galantuomo, a sciogliere tutti i dubbi e tutti i nodi. Ci aspettano altre 22 partite di campionato da vivere con la passione di sempre, consci che il bene del Mantova viene prima di tutto e di tutti, giocatori, allenatori e dirigenti.

