Il turno infrasettimanale certifica, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che il Mantova si è infilato in una crisi apparentemente senza fine. Il match di Castellammare segna un’altra sconfitta senza appello, che si somma alle altre di questo inizio di stagione horror. I primi venti minuti sono stati l’appendice del tracollo di sabato col Frosinone: nessun segno di vita da parte degli undici biancorossi in campo, e attacchi della Juve Stabia che affondavano la difesa biancorossa come lame nel burro. Performance imbarazzante dei vari Castellini (un fantasma), Cella e Mantovani, incapaci di opporre resistenza alle sortite offensive delle Vespe stabiesi. Oltre a continuare a insistere sul problema del blocco mentale, che indubbiamente c’è, sarebbe però opportuno che Possanzini e il suo staff affrontassero la vulnerabilità difensiva da un punto di vista strettamente tecnico. In fascia, difensori regolarmente saltati dagli esterni offensivi (sulla sinistra ieri si aprivano regolarmente praterie per gli avanti gialloblù); al centro, nessuna chiusura, anche con le cattive quando serve; sulle palle inattive, marcature inefficaci. Ci sono certo limiti intrinsechi dei giocatori in rosa, ma anche nei meccanismi difensivi studiati alla lavagna evidentemente qualcosa non va.
Dalla mezz’ora del primo tempo in poi, il Mantova ha cominciato a giocare. Mostrando alcune buone trame di gioco, e doti di palleggio non trascurabili per la categoria. E confezionando alcune buone occasioni da gol, regolarmente non sfruttate: difetto atavico che si reitera ormai da un anno. Con Bonfanti primo imputato dietro la lavagna. Buono l’impatto dei cambi, culminato nel purtroppo inutile gol di Mancuso. Ma c’è un ma. Questa discreta prestazione del Mantova, ammesso che sia soddisfacente e comunque non lo è, poichè non ha portato al risultato, quanto attendibile può essere? I biancorossi hanno iniziato a giocare quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla. Quando gli avversari probabilmente avevano innestato le marce basse (visto anche il calendario con le tre partite in otto giorni), limitandosi al controllo (salvo qualche fiammata dei subentrati), e lasciando inevitabilmente più spazio alle iniziative biancorosse.
Nessun ribaltone in vista: Davide Possanzini, a quanto si è potuto capire, sarà in panchina anche sabato ad Avellino. Ma la sensazione è che questa volta si sia giunti veramente all’ultima spiaggia: se si uscirà con un pugno di mosche anche dal Partenio-Lombardi, il ribaltone sarà inevitabile. Favorito anche dalla sosta che permetterebbe a un’eventuale nuova guida tecnica di avere il tempo per impostare il lavoro. Avellino è l’ultimissima chiamata: se veramente il Mantova, come hanno sempre sostenuto il direttore sportivo e il mister, vale più di quello che hanno detto i risultati e la classifica di queste prime sei giornate, è il momento di sfoderare gli artigli e dimostrarlo.

