La fine di un’era? Se non lo è, ci assomiglia parecchio. Forse non ci sarà l’esonero, forse Possanzini avrà una chance supplementare; ma il tracollo del Martelli contro il Frosinone ha tutta l’aria di essere un momento di svolta, quello che segna il tramonto del ciclo sulla panchina dell’Aciemme del condottiero che ha riportato la B in riva al Mincio. La manita subita dl Frosinone è solo la deflagrazione di una situazione di difficoltà che si trascina fin dal precampionato. Il Mantova di quest’anno, al di là dei risultati, non ha nulla dell’impronta di gioco impressa dal mister marchigiano nello scorso biennio. In sei partite ufficiali, non c’è n’è stata una in cui la prestazione del Mantova abbia convinto. E i numeri, con cinque sconfitte su sei partite fra campionato e coppa, sono impietosi. Non siamo più quelli che eravamo prima, e non siamo (ancora, e a questo punto forse mai lo saremo) un’evoluzione di quel Mantova. Acquisti estivi sulla carta di valore, ma evidentemente non adatti al contesto o non capaci di inserirsi in un meccanismo collaudato. Lacune tecniche evidenti, soprattutto in difesa. Una imperdonabile mancanza di leadership e personalità fra chi scende in campo. Il feeling fra la piazza e mister Possanzini è incrinato da tempo, già dalla lunga crisi del girone di ritorno dello scorso torneo.
Il calendario vede alle porte la doppia trasferta campana, quindi probabilmente il mister rimarrà in sella. Ma la fiducia è a tempo. Non ci saranno prove di appello. E comunque vada, difficile pensare a una prospettiva di medio-lungo termine con Possanzini ancora seduto sulla panchina dell’Aciemme. Il ciclo che ha visto una fantastica promozione, seguita da una affannosa ma meritata salvezza, si avvicina ai titoli di coda. Attenzione però a non illudersi. Speriamo di sbagliarci, ma temiamo che non sarà un avvicendamento in panchina, prima o dopo Avellino che sia, a risolvere i problemi strutturali di questo Mantova. A parte la probabile scossa iniziale, che potrebbe dare un click mentale, le lacune e le carenze della rosa rimarranno inalterate. Mancano, come minimo, un regista tosto, un difensore forte di testa, e un terzino sinistro di livello. La società dovrà valutare se a gennaio non sia il caso di mettere mano al portafogli per operare sul mercato. L’aspetto positivo, se vogliamo trovarne uno, è che la crisi è esplosa adesso. Vale a dire con trentatrè incontri ancora da disputare. La classifica piange, ma il tempo per risollevarla, almeno sulla carta, c’è tutto. La palla, o il cerino, è in mano al presidente Piccoli. Sta a lui fare le scelte, difficili e complicate, che tutti speriamo portino fuori dalla crisi il nostro Mantova, fino a risalire una china che si è fatta ripidissima.

