Davide Possanzini, tecnico del Mantova, giudica quella dei suoi una partita pazzesca, nonché meritati i tre punti conquistati contro la Cremonese dopo un mese e mezzo di astinenza
«Pur cambiando di nuovo sette giocatori iniziali rispetto al Sassuolo i ragazzi sono stati ammirevoli, sotto il profilo del gioco, quando dovevano palleggiare e quando invece verticalizzare – commenta –. Ho detto al gruppo che l’hanno vinta in settimana, perché se l’atteggiamento è quello di allenarsi a mille all’ora, sceglierne undici diventa davvero difficile. Alla vigilia ero tormentato dai dubbi, su chi far giocare. Ho passato una notte terribile. Ma poi tutti si sono espressi alla grande. Se devo menzionare uno dei miei giocatori, dico che Fedel è il perfetto esempio della nostra filosofia. Sta zitto, gioca poco, a volte va in tribuna. Ma quando gioca, poi… Lui è lo specchio della squadra e del ritorno alla vittoria del gruppo. Un successo che deve darci fiducia e slancio, perché i tre punti ci mancavano troppo».
Possanzini detta la strategia vincente: «Eravamo sempre corti in fase di possesso e non. E anche quando perdevamo la palla, non era lontana e riuscivamo a recuperarla spesso. Bravo Brignani a rompere la linea difensiva e a fare pressione su Vazquez, ovvero colui che poteva darci più fastidio. Siamo stati bravi, ma soprattutto coraggiosi. Quando la vittoria manca da un po’ si tende ad impaurirsi, noi abbiamo rischiato e lo abbiamo fatto bene».
Poi sottolinea la solita scarsa tutela del gioco di possesso operato dall’Acm, contro una squadra ancor più fallosa del Palermo. «Una cosa che si ripete in continuazione – conclude il Possa –. Grave l’episodio su Mensah che è strattonato ma non fischia il fallo perché varrebbe il rosso. Non ne parlo più, come ho fatto col quarto uomo da un certo momento della partita. Poi se gli arbitri vogliono intendere…».

