Il presidente Piccoli e le sue verità sull’Acm

Il numero uno del club in una lunga intervista alla Gazzetta di Mantova: "Mi sveglio la notte e mi chiedo se sia vero. Convinti del lavoro intrapreso, pensiamo possa valere dieci volte più del budget delle big. Botturi e Possanzini? Prima o poi andranno in A"

Il presidente Piccoli presente al Consiglio Direttivo di Lega

Pillole del presidente Filippo Piccoli, stralci dell’intervista concessa dal presidente dell’Acm alla Gazzetta di Mantova sui temi che riguardano passato recente e futuro prossimo della squadra biancorossa.

«Fin dall’inizio ho avvertito sensazioni positive, ma poi subentravano sempre la paura, la scaramanzia, l’idea che arrivasse un calo fisiologico– ha detto il presidente del Mantova a proposito della creazione di un gruppo vincente, capace di coronare contro ogni pronostico il sogno Serie B –. Invece non c’è stato e la notte della promozione non la dimenticherò mai. Ho visto la gara del Padova da casa e quando è finita sono partito per il ritiro di Giussano. Mio figlio mi faceva la valigia, non capivo più niente; da Verona a lì ci avrò messo 42 minuti, poi ricordo soltanto abbracci e lacrime. Ho lasciato la mia auto in hotel, poi mi hanno fatto salire sul pullman della squadra e siamo tornati a Mantova. Alle 6 del mattino sono finito a dormire in un albergo a Mantova e al risveglio nella hall c’eravamo io e Galuppini: stravolti, stanchi, siamo usciti per comprare un dentifricio, sembravamo due profughi… Ma felici come mai. È stato un anno incredibile, da film. Ancora adesso a volte mi sveglio e dico: cos’è successo?».

Adesso inizia il bello, secondo il numero uno del club. «Il mio progetto prevedeva la promozione in tre anni, invece è successo tutto subito. In B ora vogliamo restarci e farò di tutto per riuscirci, soffrendo il meno possibile. Sappiamo che è un mondo complesso, che troveremo corazzate capaci di spendere 5-6 volte più di noi, ma siamo talmente convinti del lavoro che stiamo facendo che pensiamo possa valere dieci volte più del budget di Cremonese, Sassuolo, Palermo e così via».

Ai tifosi Piccoli dice che… «Garantisco loro che faremo le cose per bene. Non avremo un budget faraonico, non promettiamo grandi nomi ma il nostro sarà un mercato oculato e intelligente. I giocatori che arriveranno saranno funzionali al progetto. Nomi? No, non ne faccio e non li conosco neppure. Botturi e Possanzini hanno autonomia totale, non mi permettevo di ficcare il naso con Corrent e Battisti, figuriamoci se lo faccio adesso. Vi dico la verità, è capitato che qualche acquisto prima di ascoltarlo da Christian l’abbia letto sui giornali. Se parlerò con Setti per Bragantini? Vedremo. Maurizio mi è stato forse più vicino quest’anno che la stagione precedente e mi ha chiamato subito per complimentarsi per la promozione. Il suo progetto a Mantova non è decollato ma resta una persona da cui si può imparare tanto e i risultati del Verona lo dimostrano».

Infine sul progetto Acm. «Se prima era la B in tre anni, ora non ci sono scadenze. Vogliamo consolidarci in B e continuare a crescere. Sono fatto così anche nel lavoro, voglio sempre migliorarmi. Non sono un russo, un cinese e o un americano pieno di soldi da buttare via: mi sono fatto da solo e non farò mai il passo più lungo della gamba. Ai mantovani, che di situazioni borderline ne hanno viste sin troppe, prometto che finché ci sarò io le cose saranno chiare e la società solida. L’idea è crescere nel tempo e con Botturi e Possanzini possiamo riuscirci: certo, sono consapevole che sono due geni e che prima o poi ci lasceranno per andare in A. Farlo col Mantova? Sognare non costa nulla, ma bisogna stare con i piedi per terra».

 

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