Mantova-Pisa, dal vangelo dell’abbonato Matteo

Peccato perchè i biancorossi hanno mostrato per larghi tratti un buon calcio, e passati i primi venti minuti da incubo, tenuto in mano il pallino del gioco

E’ caduto il fortino del Martelli. Il Mantova perde l’imbattibilità fra le mura amiche all’ottava uscita casalinga per mano di un Pisa forte e solido, che ha fatto vedere di meritare l’alta classifica.

Peccato però, perchè i biancorossi hanno mostrato per larghi tratti un buon calcio, e passati i primi venti minuti da incubo, hanno tenuto in mano il pallino del gioco, col solito predominio (schiacciante ma sterile) nel possesso palla. Rimontando, grazie al miglior Mancuso della stagione, un doppio svantaggio che avrebbe tagliato le gambe a chiunque. E se fosse finita in pari nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo. Ma la difesa del Mantova purtroppo è stata tutt’altro che irreprensibile. E il Pisa dispone di un parco attaccanti fisicamente e tecnicamente di livello, i quali non hanno esitato un secondo ad approfittare degli errori della retroguardia virgiliana. Mentre come al solito, in casa biancorossa concretezza e cinismo in fase conclusiva restano una chimera.

Ecco, la partita contro i toscani a nostro avviso consolida un dato emerso ormai chiaramente. Quello dei limiti della rosa del Mantova. Quantomeno nei reparti difensivo e offensivo. I punti in classifica rispecchiano esattamente il nostro livello. Se è vero che in alcune partite si è raccolto meno di quanto seminato, come si legge un po’ ovunque in tutti i commenti, va anche detto onestamente che in altre (vedi Cosenza e Carrarese per dirne un paio) è accaduto il contrario. Lo zoccolo duro della trionfale stagione in C confermato in blocco, ci permette di stare nella fascia di squadre che si giocano la salvezza. Obiettivo assolutamente alla portata, ma che andrà raggiunto lottando con le unghie e con i denti. Entrando in campo concentrati fin dal primo minuto (le partenze “diesel” stanno diventando un problema al quale mister Possanzini deve assolutamente mettere mano). E aggiungendo un pizzico di necessaria cattiveria nei momenti decisivi.

Per finire, d’obbligo un cenno alla direzione arbitrale di Sozza. Una delle migliori viste al Martelli in stagione. Senza bisogno della solita pioggia di cartellini vista in altre occasioni, l’internazionale di Seregno ha tenuto in mano la partita con autorevolezza ed equilibrio. Altrettanto non si può dire del quarto uomo. Pippo Inzaghi non ha trascorso un solo minuto del match all’interno della propria area tecnica. Imitando il fratello Simone, faceva sentire (letteralmente) il suo fiato sul collo ai giocatori in procinto di battere le rimesse laterali. Non suscitando, incredibilmente, nemmeno un’alzata di sopracciglio al quarto uomo signor Gianquinto che stava lì a due passi. Tutto questo non in un’occasione isolata, ma ininterrottamente per novanta minuti. Evidentemente la soggezione di arbitri con scarsa personalità verso un mister che porta con sé l’aura di Campione del Mondo porta anche a questo.

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