Questo derby padano della nebbia l’hanno vinto tutti. L’ha vinto Possanzini, con il suo staff, che ha cambiato 7 pedine dell’undici di partenza rispetto alla partita precedente, senza per questo diminuire di un grammo la cifra di gioco espressa dalla squadra.
L’ha vinto la dirigenza, che ha costruito una rosa con giocatori intercambiabili, il cui livello si sta dimostrando pienamente in linea con quello che è l’obiettivo stagionale, ovvero lottare per la permanenza in categoria. L’hanno vinto i giocatori, che non si sono smarriti di fronte alle difficoltà del periodo negativo, e hanno mantenuto testa fredda e piedi caldi. L’hanno vinto i tifosi, sabato dodicesimo uomo in tutti i settori del Martelli, una vera e propria bolgia. L’ha vinto l’ambiente, che non si è lacerato a fronte della prima mini crisi dell’era Piccoli- Botturi-Possanzini. La Cremonese ha un monte ingaggi cinque volte superiore a quello del Mantova. Ma la differenza sul campo non si è vista.
Il Mantova se l’è giocata alla pari contro una delle superfavorite del campionato. Anzi, il confronto fra le panchine, fra i due mister entrambi ex bandiere del Brescia, l’ha vinto nettamente Possanzini. Le azioni migliori le hanno costruite i virgiliani, che sul piano del gioco si sono fatti preferire. I grigiorossi di Corini hanno dovuto ricorrere ben 24 volte al fallo per fermare Aramu (tartassato come non mai), Mensah, Ruocco e soci. Totalizzando 5 ammonizioni e un’espulsione. Ma le tribune del Martelli ne invocavano anche di più. Partita maschia, si diceva una volta. Di grande tensione agonistica. Meno fioretto e più sciabola. Inferiore al solito la prevalenza di possesso palla dei virgiliani, meno frequenti le ragnatele di passaggi della costruzione dal basso. Un derby acceso, reso ancora più ruvido dalla nebbia che nel secondo tempo è scesa sul Martelli.
Soddisfazione tripla, per tutto il popolo virgiliano: tre punti scacciacrisi, ossigeno per la classifica, e l’arcirivale Cremonese rispedita sotto il Torrazzo con le pive nel sacco. Infine, l’hanno fatto tutti, lo facciamo doverosamente anche noi: un elogio speciale va a Cella e Fedel. Due “riserve”, anche se gli allenatori di oggi non vogliono più sentire questa definizione. Che chiamati in causa hanno risposto alla grande, con una prestazione di feroce concentrazione, attenzione altissima, senza sbavature. Ora la sosta, utile per ricaricare le batterie e curare gli acciacchi. Grazie a questi fondamentali tre punti, la si potrà vivere con serenità e col morale alto.

