Cesena-Mantova: dal vangelo dell’abbonato Matteo

Lento, macchinoso e prevedibile sia in fase di costruzione che di contenimento. È questo il vero volto del Mantova cadetto?

Nella sfida dell’amicizia al Manuzzi, sugli spalti le curve di Mantova e Cesena rinnovano e festeggiano lo storico gemellaggio. Le tifoserie hanno offerto uno splendido spettacolo, e hanno vinto entrambe. Ma sul campo è solo una squadra ad esultare.

Un primo tempo da incubo, Mantova non pervenuto. Tre gol incassati ma potevano tranquillamente essere il doppio.

Il gol regalato da Festa, in un imperdonabile errore nella costruzione dal basso. Le folate offensive dei romagnoli, innescate dal dominio a centrocampo, e finalizzate dai vari Shpendi, Kargbo e Antonucci. Attaccanti tecnici e veloci, vere bocche da fuoco alle quali la difesa biancorossa (mal aiutata da un centrocampo che non ha fornito il necessario filtro) non ha mai preso le misure. Già, la difesa. Undici reti incassate dopo 7 giornate non sono poche. Sufficienti forse per una prima parziale considerazione: il pacchetto difensivo biancorosso, molto forte lo scorso anno, di fronte agli attacchi della B sta mostrando i suoi limiti. Gli interpreti sono gli stessi e stanno in parte soffrendo il salto di categoria.

La fase offensiva nel primo tempo? Lenta, macchinosa, prevedibile. Di buono ci portiamo a casa solo la reazione mostrata dall’undici virgiliano nel secondo tempo, e il forcing portato verso l’area romagnola nei minuti prima e dopo la rete di Redolfi.

Lo staff tecnico cesenate aveva studiato alla perfezione il gioco del Mantova, individuandone abilmente i punti deboli. Mignani è stato abile, ha vinto la partita a scacchi con Possanzini.

A bocce ferme, non possiamo non sottolineare gli errori ricorrenti. Errori da matita blu purtroppo. Terzo gol in stagione regalato per un errore marchiano nella fase di costruzione dal basso. Terzo gol preso su corner dopo i due di Bari. Tanto lavoro aspetta mister Possanzini e il suo staff al Sinergy Center, per valutare i correttivi apportare per non ricadere negli stessi peccati.

Un anno fa, a Trieste, il Mantova incassò una batosta simile a questa. A detta di molti protagonisti, fu un momento di svolta, che (paradossalmente) rese la squadra consapevole della propria forza. L’auspicio di tutti perciò è che la pesante battuta d’arresto subita in terra di Romagna possa servire da lezione, per rivedere e correggere i meccanismi che non vanno, e ripartire di slancio. Alle porte c’è il derby col Brescia, nel quale le motivazioni sicuramente non mancheranno. Obiettivo, che il clima di festa fra le tifoserie stavolta porti anche una prestazione convincente e punti in classifica.

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